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Pontedera

L’ansia continua: niente ortofrutta fino a giovedì 23

L’ansia continua: niente ortofrutta fino a giovedì 23

Ordinanza del sindaco dopo il maxi incendio alla “Resnea” i risultati sui campioni di terreno solo la prossima settimana

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SAN MINIATO. Fino alla prossima settimana non sarà possibile sapere se il vasto incendio scoppiato la mattina di Ferragosto all’azienda di rifiuti industriali “Resnea” di Ponte a Egola ha avuto conseguenze sull’ambiente circostanze, principalmente sul terreno e sulle colture. Lo affermano, in una nota congiunta, Asl 11 e Arpat, i cui tecnici sono intervenuti sul posto nelle ore immediatamente seguenti all’inizio del rogo.

«La sinergia tra vigili del fuoco, amministrazione comunale, Asl e Arpat – viene evidenziato – ha permesso di fronteggiare un evento che poteva avere risvolti seri sul piano ambientale e della salute pubblica. Le misure concordate, e adottate  dagli operatori  delle istituzioni intervenute,  sono risultate tempestive ed efficaci. Nella giornata del 15  agosto, nella zona il vento ha avuto una prevalente direzione verso il centro abitato di Ponte a Egola. Non è stato, quindi, necessario  attivare forme di protezione della popolazione limitrofa diverse da quelle consuete in caso di incendi (tenere le finestre chiuse, rimanere in casa ed evitare di consumare ortaggi a foglia larga prodotti nella zona). Nella giornata del 16 agosto, tecnici Arpat hanno effettuato  un nuovo sopralluogo nella zona di Ponte a Egola, per prelevare campioni di vegetazione e terreno al fine di valutare la ricaduta degli inquinanti emessi nel rogo. Gli esiti dell’indagine di laboratorio saranno disponibili il prossimo giovedì  23 agosto.

Per la gestione  dei rifiuti movimentati – proseguono Asl 11 e Arpat – si attende, invece, la valutazione dei vigili del fuoco circa la possibilità di riutilizzare il capannone. A scopo cautelativo, in attesa degli esiti dell’esame, è opportuno che i cittadini si astengano dal consumo dei vegetali prodotti in un raggio di 500 metri  intorno allo stabilimento e in particolar modo nell’area limitata all’abitato di Ponte a Egola. Gli esiti dei campionamenti serviranno a sciogliere queste cautele. Nell’occasione è stato predisposto un apposito piano di comunicazione per informare i cittadini di Ponte a Egola».

Sulla base di quanto disposto da Asl 11 e Arpat, si è mosso di conseguenza il Comune di San Miniato. Ieri mattina, il sindaco Vittorio Gabbanini, il quale sin dal mattino di Ferragosto ha seguito personalmente ora dopo ora l’evolversi della situazione di Ponte a Egola, ha infatti firmato un’ordinanza con cui si invita, a titolo cautelativo e in attesa degli esami di laboratorio, i cittadini ad evitare di mangiare l’ortofrutta prodotta nella zona.

Intanto, dopo il cessato allarme, comincia a scatenarsi la bufera politica. Il primo a farsi sentire è Fabio Corsi, capogruppo dei Comunisti Uniti, secondo il quale l’incendio alla “Resnea” è l’ennesima riprova della bomba a orologeria su cui sono seduti gli abitanti della zona del Cuoio.

«In un attimo Ponte a Egola – sostiene Corsi – ha rischiato di trasformarsi in una novella Seveso, con ambulanze in stato di emergenza e macchine della protezione civile che invitavano a sigillare porte e finestre per difendersi dai fumi tossici. Ci chiediamo: è questo un modo di vivere sensato? Sarà questo il nostro futuro quotidiano? Già lo scorso anno avevamo denunciato il tentativo di installare a Ponte a Egola una ditta di trattamento di rifiuti liquidi anche pericolosi, proprio accanto alla Resnea, che avrebbe trattato 73mila tonnellate annue. Dopo la nostra denuncia pubblica, per fortuna l’impianto è stato fortemente ridimensionato. Ci vogliono più controlli e bisogna assolutamente ripristinare subito l’efficacia dell’Arpat, la cui sede di San Romano è stata gravemente indebolita con la riduzione di uomini e mezzi per volontà dell’assessore regionale Bramerini e col silenzio complice dei nostri sindaci». (crimar)

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