Sicurezza
Si è rischiato il disastro ambientale
Incendio alla “Resnea” di Ponte a Egola: ore di paura per la popolazione. Sconsigliato il consumo di prodotti vegetali
SAN MINIATO. Un Ferragosto così non lo dimenticheranno facilmente nella frazione di Ponte a Egola. Anche il sindaco di San Miniato, Vittorio Gabbanini, chiamato in tutta fretta alle nove del mattino mentre con la moglie stava programmando la gita fuori porta, non se lo scorderà di certo. A causa di un violento incendio scoppiato di prima mattina all’interno della “Resnea”, in via Chico Mendes, Ponte a Egola ha vissuto per oltre mezza giornata sul filo dell’emergenza e del rischio di grave inquinamento ambientale. Perché la “Resnea” è un’azienda che, sulla scorta di una regolare autorizzazione rilasciata dall’amministrazione provinciale di Pisa, si occupa dello stoccaggio di rifiuti industriali, pericolosi e non. A prendere fuoco e far scatenare un autentico inferno puzzolente sono stati infatti i rifiuti, andati in fiamme per cause ancora al vaglio dei periti dei vigili del fuoco e dei carabinieri. Non è comunque esclusa la pista dell’atto doloso.
«Per fortuna – dicono dall’Arpat, i cui tecnici, insieme a quelli dell’Asl 11, sono intervenuti sul luogo del rogo – le due tipologie di rifiuti (pericolosi e non pericolosi, ndr) sono stoccate separatamente, e per la precisione i pericolosi sono raccolti in un’area confinata e protetta rispetto ai rifiuti non pericolosi. Questa collocazione è il risultato di una prescrizione, prevista dalla normativa e data alla ditta in fase autorizzativa da parte degli enti competenti, che nella situazione contingente si è rivelata estremamente oculata e lungimirante per evitare conseguenze peggiori».
C’è voluto parecchio tempo per domare l’incendio. È stato infatti necessario allontanare dal capannone i rifiuti accatastati e spostarli sul piazzale impermeabilizzato antistante la ditta. Un’operazione autorizzata in via d’urgenza dall’Arpat e dalla Provincia di Pisa considerando sia la situazione di indiscutibile emergenza che la presenza del sistema fognario collegato al depuratore Cuoiodepur.
Facilmente immaginabile l’ansia e la paura che hanno cominciato a serpeggiare tra la popolazione rimasta a casa nonostante la giornata festiva. Nel giro di poco più di un’ora l’area, non solo la zona industriale, è stata fatta prigioniera da un odore acre, tipico degli incendi, provocato dalla combustione di materiali costituiti da residui di carta, cartone, legno, plastica e ritagli di pelle. Le preoccupazioni dei residenti sono cresciute ancor di più quando tra le strade di Ponte a Egola ha iniziato a circolare un’auto della Protezione civile che con un altoparlante invitava le persone a tenere chiuse le finestre, a non far giocare i bambini all’aperto e a non mangiare i prodotti dell’orto. «È stato terribile – ci racconta una giovane mamma che ieri mattina ha contattato la nostra redazione per essere rassicurata –, mi è subito venuto in mente il dramma di Seveso».
Nel tardo pomeriggio la situazione è tornata pian piano sotto controllo, anche se le operazioni di spegnimento dei pompieri (diverse le squadre impiegate, provenienti da diversi distaccamenti) sono proseguite fino alle due di ieri mattina. A scopo puramente preventivo, viene comunque tuttora sconsigliato il consumo di vegetali. Proprio ieri i tecnici Arpat hanno effettuato un nuovo sopralluogo per prelevare campioni di vegetazione e terreno, per valutare le possibili conseguenze degli agenti inquinanti che si sono sprigionati nell’incendio e sia la stessa Arpat che l’Asl 11 ritengono che sia meglio evitare di mangiare vegetali prodotti in zona, almeno fino a quando non ci saranno i risultati delle analisi.
Tornando all’azienda, il rogo l’ha distrutta quasi per metà.
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