Proteste
La verità: inquinamento
Nel canale Usciana regolari i livelli di ossigeno nell’acqua
SANTA MARIA A MONTE. La morìa di pesci nel canale Usciana non dipende dalla mancanza di ossigeno. Lo sostengono i tecnici del Consorzio del Padule di Fucecchio dopo aver esaminato, assieme al Cnr dell’Università di Pisa, tutti i dati di rilevamento relativi alle stazioni di ossigenazione del cratere palustre. Come ricordiamo, nei giorni scorsi, nel tratto tra il ponte di Castelfranco e quello di Ponticelli, si è potuto notare un gran numero di carpe, pesci gatto e scardole senza vita.
«Dai dati in nostro possesso – spiegano alla sede del Consorzio – si evince che nei giorni scorsi sono stati riscontrati mediamente cinque milligrammi di ossigeno per litro. Anche nelle ore notturne, le più critiche, il livello non è mai sceso sotto 3. Tutto questo quando la soglia di allarme è di 2 milligrammi per litro. Quindi, in base a questi dati, validati dal Cnr, non si può dire che a causare la morìa di pesci sia stata la carenza di ossigeno».
Quindi, c’è ora da aspettare l’esito delle analisi dell’Arpat per sapere con certezza qual è stata la causa di questa emergenza ambientale.
«Ribadiamo – aggiungono dal Consorzio – che non può essere stata la mancanza di ossigeno. Anche perché in quel caso la morìa si sarebbe verificata in un raggio molto più ampio. Mentre i pesci morti sono stati ritrovati in uno spazio molto circoscritto. Si ipotizza, quindi, lo sversamento abusivo di materiale inquinante, avvalorato anche dalla presenza sulla superficie dell'acqua di liquido oleoso dall'odore acre».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google