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Il responsabile del gesto ha rischiato il linciaggio

Il responsabile del gesto ha rischiato il linciaggio

PALAIA. La rivolta di un paese intero. Che si scaglia in difesa dei propri bambini e si riunisce sotto la casa dove abita il balordo. «Se non arrivavano i carabinieri questa persona poteva rischiare...

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PALAIA. La rivolta di un paese intero. Che si scaglia in difesa dei propri bambini e si riunisce sotto la casa dove abita il balordo.

«Se non arrivavano i carabinieri questa persona poteva rischiare veramente il linciaggio, in tanti da sotto gli gridavano di scendere», mamma Nicoletta Vannini di Pastina stringe forte la sua Carlotta di 12 anni appena uscita dall’ospedale Lotti di Pontedera. Le sue parole sono frecce appuntite con un solo bersaglio, quell’uomo dell’Est, sulla quarantina, che ha mandato sua figlia e altri bambini all’ospedale per un gesto e un co, portamento folli.

«Vedere che prima lo portano in manette in caserma e che oggi è subito fuori fa ribollire il sangue, questi individui non devono essere rimessi in circolazione, sono un pericolo pubblico, non si può lasciare che agiscano ancora». Ha i nervi ben saldi Nicoletta, mentre la figlia è ancora sotto choc.

«Ha sempre davanti agli occhi quel coltello che l’uomo teneva con la lama verso l’interno, nella mano destra, mentre con la sinistra spruzzava la bomboletta spray», racconta.

La sera di Ferragosto Carlotta è con la famiglia alla festa. Dieci minuti prima del gesto folle, lei torna a casa, a Pastina, dove vive con babbo Fabio, mentre la bambina resta nel borgo di Palaia a dormire da un’amica. Sono tutti in piazza del Gelso: grandi e piccini ballano, come da tradizione ferragostana.

«Ad un certo punto mi sento telefonare da Carlotta che piangendo mi dice quel che era successo e non respirava più», continua il racconto. «Subito mi sono precipitata là e siamo andati all’ospedale, io come altri bambini e adulti rimasti intossicati da quello spray».

Carlotta, come altri, entra all’ospedale alle 2. Lei ne esce intorno alle 12,30. «Era quella che aveva inalato di più di quella sostanza, aveva tutte le vie respiratorie bloccate e solo dopo inalazioni e punture di cortisone è tornata a star bene», chiude chiedendo giustizia. Lei come tutto il paese ancora scosso.

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