Il Tirreno

Pontedera

Da badia a polo culturale si tratta con la proprietà

di Jacopo Paganelli

Cascina, il sindaco Antonelli svela i progetti sul complesso monastico di Montione «Puntiamo a sviluppare nei dintorni aree ricettive, d’incontro e socializzazione»

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CASCINA. Uno dei gioielli più suggestivi dell’architettura pisana, su cui il Comune di Cascina ha il proposito di investire. Già, perché la badia di San Savino a Montione è niente meno che un complesso monastico - benedettino prima e camaldolese poi - che affonda le proprie radici in epoca longobarda; riedificato nel 1122, a seguito di un’inondazione, ospitò uno dei monasteri più importanti che fiorirono sotto la dominazione pisana. E proprio in quella zona, nel 1364, si svolse la famosa battaglia fra Fiorentini e Pisani, celebrata da quest’anno col palio cascinese.

«L’idea che abbiamo è quella di trasformare il complesso in un polo culturale di rilievo», entra nel merito il primo cittadino, Alessio Antonelli. Accanto alla chiesa, costruita coi marmi del monte Serra e improntata allo stile romanico pisano, c’è il monastero vero e proprio, con stalle al piano terra e le celle dei monaci a quello superiore. Ma in epoca granducale il tutto passò nelle mani dei privati. «Il Comune non è proprietario degli immobili, e quindi va da sé che non può agire liberamente», sottolinea infatti il sindaco. Il quale ricorda che «c’era già in previsione un vecchio piano di recupero, che però non ha mai trovato attuazione».

Importante non è solo l’edificio in sé, ma anche l’interno, per esempio della chiesa stessa. Dentro, infatti, ha trovato riparo l’acquasantiera in marmo e alabastro ricavata da un cippo funerario etrusco, decorata con fregio nella parte superiore; sulla parete destra del sagrato, poi, è posta l’iscrizione relativa alla fondazione del chiostro e su alcuni conci del muro esterno si trovano un’iscrizione funeraria dell’abate Guido e una lapide funeraria in marmo bianco dell’abate Martino e del conte Tancredi.

«Stiamo lavorando, di concerto coi nostri uffici e con la proprietà, perché vorremmo mettere in piedi non solo un polo attrattivo e turistico, ma anche ricettivo culturale: ovvero far sì che intorno alla badia si sviluppino aree ricettive, di incontro e socializzazione all’insegna della cultura, per esempio librerie e sale convegni. Ma anche piccole locande e ristoranti». Cultura a 360 gradi, insomma: da quella artistica a quella architettonica, passando da quella enogastronomica. «Ci vuole un cambio di mentalità, una veduta più ampia di quella attuale. Sarebbe bello anche mettere in piedi un “percorso delle pievi” ad hoc, mettendo in connessione anche l’edificio romanico di San Casciano». Idea che viene ulteriormente rinforzata dal ritrovamento di interessanti reperti etruschi presso la chiesa di San Lorenzo alle Corti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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