Italia
Sul project financing non c’è da indagare: c’è il contrordine
Dietrofront a maggioranza del consiglio comunale non si farà più la commissione d’inchiesta
SAN MINIATO. La commissione d’inchiesta sul project financing per la riqualificazione del centro e l’ampliamento del parcheggio del Cencione non si farà più. Lo ha deciso l’ultimo consiglio comunale, votando a maggioranza, con i voti di Pd e Sel, l’abrogazione della delibera di novembre che aveva istituto in tandem le due commissioni su fotovoltaico e project. Il Pd torna quindi sui propri passi, anche in virtù della posizione dell’assemblea di partito, spiegando che «alla luce dell’esperienza maturata» nella prima commissione, lo strumento è «inidoneo» ad una valutazione seria. Allo stesso tempo, però, si promuove l’idea di un «consiglio comunale dedicato, da organizzare entro ottobre». Vivaci le proteste dei consiglieri Pdl, che hanno parlato di «una retromarcia», di «un’atto di arroganza», decidendo quindi di non prendere parte ad un voto considerato «illegittimo».
«Il nostro non è né un capriccio né una marcia indietro – ha detto il capogruppo Pd Simone Giglioli –. La questione del project si presenta diversa da quella del fotovoltaico: l’amministrazione è attualmente in trattativa con i soggetti eredi del Consorzio Etruria, e nessuno, al di là delle diverse valutazioni sui risultati, ha mai sollevato dubbi sulla regolarità degli atti. La commissione non è lo strumento idoneo. La legge, del resto, garantisce a ogni consigliere la possibilità di accedere agli atti. Se il Pdl ha notizia di qualche reato può benissimo recarsi in procura». «Non raccontiamo ai cittadini che la commissione serve a risolvere i problemi del project – ha aggiunto Francesco Lupi -: quella del Pdl è solo speculazione politica».
«Sono state cambiate le carte in tavola a partita in corso: un atto di arroganza», ha ribattuto Elisa Bini. «Il consiglio non può stare alla mercé di un’assemblea di partito – hanno detto dai banchi del Pdl – : le commissioni non possono essere indette e poi revocate a seconda di come si sveglia la maggioranza. È vero che c’è l’accesso agli atti, ma lo stesso valeva per il fotovoltaico. Senza dimenticare che possono esserci conflitti d’interesse anche sul project. Il Comune rischia il danno erariale».
«Chiediamo solo che chi ha sbagliato paghi, perché qualcuno ha sbagliato – ha aggiunto Michele Altini -: il Comune ha stipulato un contratto per milioni di euro chiedendo le fidejussioni solo per un terzo». Da sempre contraria alla commissione, Laura Cavallini di Sel ha invece sottolineato che si doveva arrivare prima ad un consiglio comunale sul project: «Se al consiglio stanno tanto a cuore i soldi dei cittadini – ha detto – come mai non è stata appoggiata da subito la mia richiesta di un consiglio comunale con i tecnici interessati?». Una proposta sostenuta anche da Michele Di Gianni dell’Udc (astenuto al momento del voto): «Non credo nelle commissioni – ha detto –, ma occorre farsi spiegare come sono andate le cose».
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