Sicurezza
Giobbi: «Oltre alle discariche si cancella anche la storia»
VICOPISANO. «Una situazione intollerabile». Così Marrica Giobbi, consigliere comunale del gruppo Per i Cittadini a Vicopisano, che sposa l’appello del saggista Luca Nannipieri a difesa delle opere...
VICOPISANO. «Una situazione intollerabile». Così Marrica Giobbi, consigliere comunale del gruppo Per i Cittadini a Vicopisano, che sposa l’appello del saggista Luca Nannipieri a difesa delle opere idrauliche volute dai Lorena da Cascine di Buti fino a Vicopisano e da San Giovanni alla Vena a Cascina.
«Palazzo Ximens, la cateratta idraulica del 1755, in via dei due Ponti a San Giovanni alla Vena appartiene alla Regione – afferma Giobbi –. È un rudere abitato dai piccioni che svolazzano attraverso finestre lasciate aperte e che sbatacchiano allegramente ad ogni soffio di vento». Che chiede: «Il Comune di Vicopisano, in tutto questo tempo, ha mai effettuato passi ufficiali tesi a perorarne la conservazione o il recupero?».
Riflettori anche sulla cateratta del Serezza, detta Riparotti, «un importante edificio a tre piani, del 1564, acquistata per 65 milioni di lire nel 1990 dal Comune di Vicopisano e dal Consorzio Serezza per essere destinata, insieme alle cateratte Ximens e della Botte, a museo idraulico – dice la consigliere comunale –. Così si era espresso il consiglio comunale nella seduta del 24 agosto 1990. Invece, la cateratta Riparotti, testimonianza di alta ingegneria idraulica e rimasta in funzione per 400 anni, con un bando di gara nell’aprile del 2007, per un importo a base d’asta di 130mila euro, viene ceduta dal Comune a due privati e dai lavori finora realizzati, sembrerebbe ripartita in due unità abitative». Che aggiunge: «Della sua funzione originaria rimarrà forse traccia nei libri di storia locale, o in qualche manuale di storia d’ingegneria idraulica».
Giobbi prova a far luce sull’origine della discarica (nella foto) tra i due ponti. «Tutto il materiale accatastato alla rinfusa e a cielo aperto è del Comune – sostiene –. Un accumulo disordinato e caotico di materiali di ogni genere, che causa degrado e offende il buon senso». Da qui l’invito all’ufficio ambiente, «a suggerire al nuovo capo cantoniere, visto che il vecchio è andato da poco in pensione, a bonificare l’area anche per dare il buon esempio e per evitare che nei confronti dell’amministrazione si tollerino pesi e misure diverse da quelle che poi s’adoperano nei confronti dei cittadini».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
