Sicurezza
Mettersi in proprio Cgil lancia il marchio Made in Valdarno
Chiudere la filiera a partire dalle eccellenze produttive Contino: «Serve una via d’uscita autonoma dalla crisi»
SANTA CROCE. L’idea è quella di un distretto capace di mettere assieme le proprie eccellenze per presentarsi sul mercato, almeno in parte, anche in modo autonomo, con un prodotto finito, per non vivere più solo a rimorchio delle grandi griffe della moda. In pratica: scarpe, borse e cinture interamente Made in Valdarno, con un marchio autonomo legato al territorio. È una logica di filiera quella che sta alla base della proposta di Domenico Contino, segretario di zona della Cgil, che prova ad aprire il dibattito sulle strategie future per i settori di punta del comprensorio.
«Un distretto che lavora a livelli di qualità molto alti – dice Contino – grazie a scelte vincenti in tempi non sospetti, ma che adesso dovrebbe cercare una via d’uscita autonoma dalla crisi». La proposta di Contino parte da un’analisi della situazione, per poi suggerire una strada alternativa che non dovrà sostituire, ma affiancarsi a quella già intrapresa. «Se il distretto tiene – sostiene – è soprattutto grazie alla qualità delle produzioni, destinate in gran parte al mondo della moda e quindi alle esportazioni. Tuttavia, non possiamo dimenticare che il nostro è il secondo paese manifatturiero d’Europa, che colloca l’80% delle produzioni in un mercato interno oggi in recessione. Allo stesso tempo non possiamo illuderci, anche uscendo dalla crisi, di tornare ai livelli di produzione di una volta: oggi si lavora con lotti sempre più piccoli, più rapidi e di maggiore qualità». E aggiunge: «Mi domando se non sia il momento, con tutte le prudenze del caso, di pensare a una diversificazione produttiva».
Da qui la proposta: «Mettere insieme le eccellenze della concia, dei contoterzisti e del calzaturiero per arrivare a un prodotto finito, di alta qualità, da collocare direttamente sul mercato senza passare dalle grandi griffe. L’elemento di marketing dovrebbe essere quello di un prodotto fatto interamente sul nostro territorio. Esiste uno spazio di mercato che meriterebbe di essere tentato. In questa zona c’è già una base da cui partire, servirebbero però sinergie più forti e la volontà di creare una sorta di consorzio tra i vari settori».
Un progetto che richiederà, secondo il sindacalista, un forte sostegno dalle istituzioni e uno sviluppo tecnologico: «Poteco deve fare da stimolo – dice –. Non può essere un riferimento solo per il settore della concia, ma per l’insieme della lavorazione della pelle, comprendendo anche i terzisti e il calzaturiero. Serve una logica di filiera». Stessa logica, secondo Contino, che deve guidare il settore sul terreno delle regole, di fronte alle scorciatoie non legali che negli ultimi anni si sono diffuse soprattutto fra i terzisti.
«Un problema che interessa tutti – conclude –, l’eccellenza non può essere solo nella parte terminale. Dobbiamo arrivare a un codice etico unico, con una premialità per chi sta nelle regole e una penalizzazione per chi non le rispetta». Infine, Contino suggerisce un censimento delle produzioni, «per capire come è cambiato il distretto», e un’apertura da parte delle banche locali.
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