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Cassa, condannato il direttore generale

Cassa, condannato il direttore generale

Il tribunale del lavoro di Pisa sanziona il «comportamento antisindacale» di Roberto Pepi

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VOLTERRA. «Comportamento antisindacale». Non lascia spazio alle interpretazioni la sentenza del tribunale del lavoro di Pisa. Il giudizio colpisce nelle alte stanze della Cassa di risparmio di Volterra, il direttore generale Roberto Pepi e il responsabile dell’ufficio personale Stefano Picciolini. I fatti risalgono allo scorso febbraio quando in occasione di due assemblee dei lavoratori si sono presentati anche i due dirigenti, ma senza essere stati invitati dai promotori.

Su richiesta delle segreterie provinciali di Fabi, Fiba-Cisl e Fisac-Cgil il giudice ha deciso di intervenire anche «ravvisando il sostanziale pericolo del reiterarsi di tali comportamenti lesivi dei diritti democratici dei lavoratori», affermano le rappresentanze sindacali della Cassa. I fatti cui la sentenza fa riferimento riguardano le assemblee del 24 febbraio a Cecina e quella del 28 a Volterra. «Nel primo caso i dirigenti aziendali pretesero la partecipazione ai lavori assembleari condizionandone pesantemente il clima di svolgimento, atteggiamento che venne reiterato nella successiva assemblea di Volterra dove il direttore generale, senza alcun invito, si era presentato nella sala assembleare, aveva pervicacemente ed accesamente insistito per un proprio intervento, nonostante il diniego dei sindacalisti, costringendoli infine allo scioglimento dell’assemblea».

A sottolineare la linea del giudice anche la disposizione che la Cassa provveda a considerare l’assenza dei lavoratori presenti all’assemblea del 28 febbraio col corretto giustificativo di «permesso assembleare in luogo di permesso retribuito originariamente imputato». Inoltre, le disposizioni prevedono che la sentenza sia affissa nelle bacheche aziendali di tutte le unità produttive per un mese.

«La sentenza di un arbitro sopra le parti ha finalmente fatto chiarezza, conclamando una volta per tutte, che la scelta di non far partecipare ai lavori assembleari il direttore generale e i suoi dirigenti non è stata una presa di posizione strumentale e antidemocratica – affermano le rappresentanze aziendali di Fabi, Fisac e Fiba –, né tanto meno un volersi sottrarre a un confronto serio e costruttivo, bensì una legittima reazione verso chi, con la sua ingombrante presenza all’assemblea, avrebbe voluto condizionare il rapporto diretto e libero esistente tra lavoratori e propri rappresentanti». E concludono: «Richiamiamo l’attenzione del consiglio di amministrazione della Cassa, recentemente confermato per intero, e degli azionisti sugli avvenimenti e sul riconosciuto comportamento antisindacale dell’attuale dirigenza».

Manolo Morandini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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