Sicurezza
Né erba, né acqua allevamenti a secco e danni economici
Carta: costretti a utilizzare le autobotti con bollette salate per il mangime usiamo il fieno finendo le riserve invernali
VOLTERRA. «Quella poca acqua che resta sono i cinghiali a bersela, saccheggiando tutte le pozze, tanto che le nostre pecore restano a secco». È un fiume in piena (magari ci fosse) Bartolomeo Carta, allevatore volterrano, che guarda ai suoi pascoli ridotti al deserto, martoriati dalla siccità, dove un filo d’erba è ormai da tempo un miraggio. Un ingranaggio infernale che trascina con sé danni alla salute per gli ovini, una vertiginosa diminuzione della produzione di latte, bollette dell’acqua alle stelle. E ovviamente ingenti perdite economiche per questi allevamenti da latte che tra il Colle e Pomarance ammontano a 45. E a cui se ne aggiungono altri trenta solo di pecore pomarancine. «Una soluzione ci sarebbe – spiega –. Ma Regione e Provincia sembrano non sentire: basterebbe che ci permettessero di costruire con meno burocrazia laghetti artificiali e piccole dighe».
Tirare avanti è difficile. Carta gestisce i suoi 450 capi con grande difficoltà. «Sono costretto a riempire due botti da 50 quintali di acqua l’una che utilizzo durante il tragitto per andare al pascolo, ma la prossima settimana ne dovrò acquistare un’altra». Si tratta di acqua dell’acquedotto che ha fatto schizzare pure la bolletta dell’allevatore. «Gli ultimi due mesi ho pagato qualcosa come 480 euro, a fronte di una media di 70 euro». «Purtroppo l’acqua dei laghetti naturali che fino a qualche mese fa era una risorsa spontanea non c’è più». Problemi e disagi confermati anche da Giovanni Cannas, al timone della fattoria Lischeto, forte di ben 800 capi. «Siamo costretti ad andare a prendere l’acqua con il trattore a Montecatini, utilizzando delle cisterne – dice –. Senza contare che l’altro annoso problema, irrisolto, è la condizione dell’acquedotto con tubazioni vecchie e perdite ingenti».
Il costo del fieno aumenta. Difficoltà per l’acqua, erba verde che è diventata un miraggio: gli allevatori sono costretti a dare il fieno agli ovini. «Stiamo andando ad intaccare le scorte per l’inverno, e questo ha già portato i prezzi del fieno alle stelle: quello di primo taglio è a 10 euro al quintale, di secondo e terzo taglio anche 16 euro mentre il granturco è aumentato di 8 euro, da 26 euro è andato a 32».
Meno latte, danno economico. Carta parla di una produzione di latte che è scesa al di sotto dei 2 quintali al giorno, a fronte di una media di 3. «Con una perdita quotidiana che si aggira intorno agli 80 euro al giorno». Il grido di allarme viene rincarato anche da Coldiretti e dall’Associazione allevatori. «È una situazione straordinaria e incredibile».
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