La manifestazione
L’industria continua a perdere terreno
La congiuntura nei numeri della Camera di commercio. Pacini: «C’è il ritorno a una fase recessiva»
PONTEDERA. «La situazione dell’industria pisana continua a destare forte preoccupazione. Non solo la crisi del biennio 2008- 2009 non è stata superata, ma questo primo scorcio di 2012 segna il ritorno a una fase recessiva». Vede buio il presidente della Camera di commercio di Pisa Pierfrancesco Pacini nello scorrere i dati del primo trimestre dell’anno. Le aziende continuano a perdere terreno, e lo fanno da una posizione relativamente peggiore rispetto allo scenario regionale. Calano produzione e fatturato ma l’occupazione tiene e anche il ricorso agli ammortizzatori sociali si è ridotto.
Il trend. Nel primo trimestre del 2012 l’industria pisana segna una contrazione dell’attività produttiva del 3,2%, su scala nazionale è a -6%. «Se per Pisa il ritorno ad una fase recessiva sembra essere meno traumatico rispetto alla Toscana (-4,2% la produzione tendenziale), un’analisi più attenta delle evoluzioni dei trimestri precedenti suggerisce invece come la provincia abbia sfruttato meno la precedente fase ciclica positiva e, quindi, si trovi a perdere terreno da una posizione che, rispetto alla regione, risulta essere relativamente peggiore». è quanto sostengono all’ufficio studi camerale. «Se la produzione registra una contrazione è però il fatturato dell’industria pisana, dopo un ultimo trimestre del 2011 nel corso del quale era sembrato stabilizzarsi, a far segnare una diminuzione (-5,6%) peggiore rispetto a quella segnata a livello regionale (-3,5%). Il forte calo degli ordini complessivi (-4,6%) desta forte preoccupazione per il futuro andamento anche se il +2,9% segnato dalla componente estera lascia ben sperare per le evoluzioni delle imprese che intrattengono relazioni con l’estero».
Il clima. Dopo tredici trimestri consecutivi di contrazioni sembra essersi arrestata l’emorragia occupazionale (+0,6%). Tuttavia, l’arresto della caduta occupazionale e la contemporanea riduzione delle ore di cassa integrazione concessa, non risolvono la questione della diminuzione, a questo punto difficilmente recuperabile, della quantità di lavoro necessaria allo svolgimento dell’attività produttiva stanti gli attuali livelli della domanda. Anche l’evoluzione dei prezzi alla produzione (-0,7%) segnala il peggioramento del clima che si respira sui mercati. In un periodo di contrazione dei fatturati, l'utilizzo della leva del prezzo risulta infatti un fattore determinante per il mantenimento delle quote di mercato. La crisi si spande a macchia d’olio all’interno del manifatturiero: solo tre comparti sugli undici complessivamente monitorati fanno segnare una crescita produttiva ed anche il cuore del sistema produttivo, rappresentato dalla piccola (-7,0% la produzione) e media (-3,8%) industria, registrano una contrazione. E le prospettive per il secondo trimestre segnalano un ulteriore peggioramento. Sul futuro gravano ancora i timori legati al riacutizzarsi delle turbolenze sul debito sovrano nell’area Euro, ma anche il rischio che nuove tensioni sull’offerta di greggio mondiale possano innescare un repentino aumento dei corsi petroliferi deprimendo, attraverso l’aggravio dei costi, i consumi.
Dentro i settori. A livello settoriale, variazioni di segno positivo interessano la meccanica (+6,0%), i minerali non metalliferi (+15,8%), sostenuti dalla riattivazione di alcuni impianti e, anche se per pochi decimi, le calzature (+0,7%). A soffrire il calo della domanda sono soprattutto i settori del comparto moda come il tessile-abbigliamento (-14,0%) ed il cuoio (-6,9%). Negative anche le evoluzioni all’interno della meccanica allargata con i metalli che lasciano sul terreno il 3,4%, l’elettronica l’1,9% e l’importantissimo settore di mezzi di trasporto l’1,4%. Molto decisa, in questo inizio di 2012, la contrazione produttiva degli alimentari (-12,0%) così come del legno-mobili (-10,3%) e del variegato settore della chimica-farmaceutica-gomma-plastica (-7,9%).
«Se è vero che i principali strumenti di sostegno al settore sono a livello sovraprovinciale – conclude il presidente Pacini - l’ente camerale mette in campo una serie di iniziative dedicate alle piccole realtà produttive. Tra queste le azioni che mirano a far uscire le imprese dalla dipendenza dei mercati nazionali come i contributi a fondo perduto a favore di progetti di internazionalizzazione e il sostegno alla partecipazione a fiere internazionali».©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
