Il Tirreno

Pontedera

L’Arci rende giustizia ai fratelli Taviani

“Cesare deve morire”, film vincitore dell’Orso d’Oro a Berlino, sarà finalmente proiettato a San Miniato, la terra dei registi

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SAN MINIATO. Svariati David di Donatello, Nastri d'Argento, Globi d'Oro, oltre al prestigioso Orso d'Oro a Berlino... ma più della Germania, proprio la Toscana si era rivelata una terra decisamente fredda per la coppia di registi Paolo e Vittorio Taviani, che, tornati in patria, si erano fatti strada a fatica per le sale cinematografiche nella loro terra natìa, dove il film “Cesare deve morire” venne accolto da appena cinque sale. Un episodio che fece discutere non poco all'ombra della Rocca, dove la questione venne presa molto seriamente dai compaesani dei due maestri, scatenando anche una sorta di competizione per chi avrebbe portato la preziosa pellicola nel luogo d'origine della pluripremiata coppia. Molti tentativi, altrettanti annunci, ma i sanminiatesi si dovettero accontentare delle proiezioni in terra fiorentina o, al massimo, dei pochi secondi d'anticipazione concessi dal trailer, proiettato in occasione del convegno dedicato ai trent'anni della “Notte di San Lorenzo”, film simbolo del legame fra San Miniato e i due autori. Attese e aspettative che da sabato sera, alle 21,30, verranno definitivamente estinte dall'Arci Zona Cuoio, che con l'adesione del Centro Cinema Taviani ha inserito il film come primo titolo della programmazione del “Cinema sotto le Stelle”, nella consueta cornice del Giardino della Cisterna, il prato situato dietro la sede della Misericordia, nel cuore del centro storico. Un evento annunciato con soddisfazione dall'associazione, che in questi mesi aveva già tentato di accaparrarsi la pellicola, snobbata dai grandi cinema multisala e distribuita in pochissime copie sul territorio nazionale. «Un tributo doveroso a due grandi protagonisti della cultura e della storia di San Miniato e di tutto il nostro territorio, che hanno contribuito con le loro opere a far conoscere e apprezzare – commentano dall'Arci –. Ed anche un tentativo di andare in controtendenza con il mondo della grande distribuzione, nel quale imperversano le sole leggi di mercato. Regole che, appunto, giungono finanche a tagliare fuori un film che oltre ad aver ottenuto il plauso della critica, riportando l'Orso d'Oro in Italia dopo una pausa durata ben 21 anni, affronta in maniera originale un tema così ostico come quello della vita nelle carceri, restituendo attraverso l'espediente shakespeariano nomi, volti e storie di persone in carne ed ossa, condannate all'anonimato e allo stereotipo da una società che avrebbe invece il compito di recuperarle socialmente, restituendogli dignità».

Girato nello stile del docu-film, la pellicola narra la messa in scena del Giulio Cesare di William Shakespeare da parte dei detenuti di Rebibbia, diretti dal regista teatrale Fabio Cavalli.

Un viaggio attraverso i provini, la scoperta del testo, le prove, i costumi, ma anche le ansie, le paure e i giochi dell'insolito gruppo di attori dilettanti.

Nilo Di Modica

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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