Il dolore
In quattro anni chiuso il 30% dei negozi in centro
La crisi colpisce la geografia del commercio elencata nei totem comunali Da via Montanara: un miracolo reggere oggi. L’orafo: si vive alla giornata
PONTEDERA. Una cartolina del commercio ingiallita e stropicciata dalla crisi. Quella di chi si «vede chiudere oppure cambiare sotto gli occhi, di anno in anno, saracinesche e vetrine. Una sofferenza». Alessandra è la responsabile del negozio di abbigliamento trendy Glitter e sa di essere uno dei pochissimi nomi superstiti del totem all’inizio di via Verdi installato nel 2008, promosso da Comune e Confesercenti insieme ad altri enti. Un elenco di dieci attività, chiuse per la metà a distanza di quattro anni, con diversi mordi e fuggi di saracinesche che hanno aperto e poi lasciato nel giro di poco.
Sono numeri che fanno tristemente riflettere: di quei 14 pannelli totali, che da via Saffi fino ad arrivare a via del Teatro e dintorni elencano qualcosa come 120 attività, circa il 30% non c’è più. Oppure ha cambiato location, scegliendo locali più piccoli, magari in zone meno costose. Lo stillicidio di vetrine, cartelli affittasi e fondi sfitti impressiona chi c’è ancora. «È un miracolo reggere oggi e lo dico con gran dispiacere», dice la sua Maria Giovanna Nardi dal negozio “La Scaletta creazioni” di via Montanara, là dal 2001. «Oggi le cose superficiali non si vendono più e soprattutto in questo periodo siamo tutti impauriti rispetto a quello che potrebbe succede la prossima stagione». Tra via Montanara e via San Faustino, rispetto ai 12 nomi dell’elenco, sono 4 i locali che sono solo un ricordo. Così nel fondo de “I Ricordi della nonna” è nata un’associazione, mentre al posto di “Samsara gioielli orientali” c’è un outlet di abbigliamento.
I survivors, i sopravvissuti, chi resiste vive comunque alla giornata. Parola di Vincenzo Celentano, titolare del laboratorio orafo di via Castelli, nel settore dal 1977. «È una sofferenza vedere tutto questo cambiamento continuo, il momento è critico e bisogna vivere alla giornata con un grande punto interrogativo quotidiano».
Non è tra le vie più martoriate la sua: su sette attività ne sono chiuse un paio.
Va peggio per corso Principe Amedeo, una viuzza praticamente a metà di corso Matteotti: su 5 negozi riportati nel totam all’inizio della strada ne sono sopravvissuti un paio: il Bull dog’s pub tiene duro, insieme all’estetica Sonia. «Non si capisce la bottega degli allevatori se funziona oppure no, da tempo è chiusa con fiori secchi davanti», dice il titolare del negozio vintage.
Anche i volti e le luci di via Roma sono cambiate: nonostante la recente chiusura dello storico negozio Siro, il suo nome è ancora nel pannello.
Insieme al negozio “Magic store” della Disney, a “Baby shoes”. «Il brutto – dice Ilaria Tamberi, titolare di Sofì, uno dei negozi di abbigliamento riportato nel totem che resiste – è che stanno sparendo un sacco di punti di riferimento. Capita anche adesso che la gente si ferma, legge per esempio il nome di Siro e poi scopre che non c’è più». Anche la collega di Via Roma 39, Gabriella Caponi, “sopravvissuta” si guarda intorno con smarrimento: «Io vivo di clienti fissi, tutti questi fondi chiusi intorno e la velocità con cui tante attività nascono e muoiono fanno una gran paura». Alberto, al timone della cucina della tavola calda “Ciao, Ciao” che sia nei cartelli in via Palestro che in quelli di via Roma resiste, si auspica che le installazioni siano aggiornate. «La gente si ferma a leggere, sono utili – ribadisce –. Ma servirebbe una fotografia reale di quello che c’è».
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