Attenzione
Sabatini, era un’eccellenza ora è sull’orlo del baratro
Lavoratori in strada a Peccioli per la crisi della nota azienda di abbigliamento Si chiede chiarezza, non arrivano i soldi della cassa integrazione
PECCIOLI. Ore 7,30 di un venerdì uggioso e carico d’afa. Nel pomeriggio le temperature raggiungeranno picchi da piena estate, ma davanti alla sede della Sabatini, nella zona della Fila a Peccioli, il clima è già caldo di prima mattina. C’è un presidio di lavoratori (in realtà la maggior parte sono donne) organizzato dalla Cgil per denunciare una situazione non più sostenibile in una realtà che fino a pochi anni fa era considerata uno dei fiori all’occhiello della manifattura nel settore dell’abbigliamento made in Italy. «L’azienda deve fare chiarezza, visto che ci sono 45 dipendenti in cassa integrazione per riorganizzazione e che parte dei loro pagamenti sono vincolati a interventi economici che tardano a essere messi in pratica», dice al microfono Tania Benvenuti della Filctem-Cgil che annuncia di aver chiesto all’assessore provinciale del lavoro, Anna Romei, un tavolo istituzionale sulla Sabatini. Davanti a lei circa quaranta persone, in larga parte donne, che ascoltano. Il presidio è stato organizzato presto per non far entrare le lavoratrici che non sono state avvertite della protesta. L’azienda sta lavorando alla messa in liquidazione, ma il pool di esperti (commercialisti, avvocati e revisori conti) che stava allestendo questa operazione, avrebbe abbandonato l’incarico, secondo Benvenuti. «Non è vero – dice uno dei proprietari che assiste al comizio – ha lasciato solo uno ed è stato già sostituito». Fatto sta che il quadro disegnato dalla sindacalista non è certo dei migliori: «Contemporaneamente al lavoro per la messa in liquidazione – spiega – stavamo facendo le procedure per ottenere la trasformazione della cassa integrazione per motivi di riorganizzazione in crisi e ottenere un po’ d’ossigeno per i lavoratori. Ma ora non sappiamo come andrà a finire». Secondo l’esponente della Cgil, «la cassa straordinaria per riorganizzazione di 12 mesi è stata riscossa a metà dai dipendenti, mentre il resto è vincolato a investimenti che l’azienda doveva mettere in pratica, secondo il piano presentato al governo per ottenere l’ammortizzatore sociale. L’Ispettorato del Lavoro sta compiendo accertamenti e non sembra che non tutto sia stato fatto. Se non arriveranno i soldi rimanenti della cassa integrazione sarà un bel guaio, perché i lavoratori dovrebbero fare rivalsa sull’azienda che sembra non avere la liquidità necessaria per sanare le varie situazioni». E in mezzo ci sono le donne, ma anche qualche uomo, che non sa dove sbattere la testa. «Lavoro qui come magazziniere da 8 anni – dice Stefano Crecchi, 30enne di Peccioli – e sono in cassa integrazione da ottobre. La Sabatini è investita da una crisi come ce ne sono tante in giro. Ma quel che non capisco è perché non riusciamo ad avere quel che ci spetta». Il problema sono i soldi per arrivare a fine mese. «Non mi sono mai ritrovata in una situazione del genere – ammette Vania Viani di Castelfiorentino – e dire che prima lavoravo in un’azienda che ha chiuso, rispettando però tutti gli impegni». Secondo la tedesca trapiantata a Vinci Regina Engel, «questa situazione è surreale, perché avremmo dovuto smettere di lavorare il 31 luglio, mentre poi informalmente abbiamo saputo di dover proseguire fino al 10 agosto e che il 26 l’azienda ha intenzione di riaprire. Qui si lavora a vista e non per un progetto».
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