Il Tirreno

Pontedera

«I figli di Andreotti abitano a Volterra»

«I figli di Andreotti abitano a Volterra»

Degrado del Teatro Romano: per Nannipieri anche l’ex Dc voleva che i panni si lavassero in casa

2 MINUTI DI LETTURA





VOLTERRA. «Anche Giulio Andreotti voleva che si lavassero i panni in casa, senza mostrare al pubblico, agli italiani e al mondo, le nefandezze e le ingiustizie che l’Italia del dopoguerra aveva drammaticamente in grembo». Parte con un paragone “ingombrante” la riflessione del noto saggista Luca Nannipieri sempre in merito alla sua denuncia di malvalorizzazione del Teatro Romano.

Un pensiero che ha fatto il giro del Belpaese, condiviso da grandi dello spettacolo come Dario Fo, Franca Rame, Massimo Ranieri, Alan Rickman. Un’analisi vissuta come «un agguato alla città, un attacco che sa di sciacallaggio» da amministratori e operatori turistici cittadini. Ma Nannipieri non ci sta.

E rincara. «Per questo Andreotti condannò e osteggiò il film "Ladri di biciclette" di Vittorio De Sica, perché mostrava un'Italia che non si doveva mostrare. Anche i politici calabri criticarono il giornalista Giorgio Bocca quando descrisse la Calabria come una terra simile al Vietnam. Lo stesso atteggiamento di Andreotti e dei politici calabri è quello di chi mi rivolge ora pubblicamente ingiurie e insulti per aver mosso l'attenzione dei media nazionali su quello che per me e per molti è un'evidenza lapalissiana: la mancanza di progettualità nella valorizzazione internazionale del patrimonio storico-artistico di Volterra».

Nannipieri è stato protagonista della cena-denuncia “Rovine d’Italia” organizzata settimane fa proprio nel Teatro Romano, patrocinata da Unesco e Ministero dei beni culturali, per salvare il bellissimo Teatro Romano di Volterra, una delle testimonianze più importanti dell'impero romano in Italia, che da anni vive in stato di malconservazione e degrado. «Non ho ancora chiamato le televisioni nazionali. Lo farò se questo servisse a porre tutti i protagonisti necessari attorno ad un tavolo di lavoro e da domattina lavorare in modo nuovo per far risorgere Teatro Romano, Acropoli, Museo Guarnacci, la superba Pinacoteca, il mesto Museo d'arte sacra e tutto il denso patrimonio che Volterra possiede». La riflessione del saggista echeggia nel Giornale dell'Arte, il più autorevole mensile d'arte in Italia.

«Dati per scontati la buona fede e l'impegno di chiunque, il mio non è un agguato alla città, non è una candidatura politica: è la presa d'atto che così non funziona. Che i risultati sono modesti, che gli sponsor non investono con un assetto istituzional-museale così composto. Ripensarlo è la priorità inderogabile della politica attuale. Far nascere una Fondazione d'arte che reperisca fondi pubblici-privati è la priorità inderogabile. Altrimenti si continua con il colpire me, che ho soltanto e proseguirò soltanto a denunciare i risultati insoddisfacenti che negli anni si sono accumulati sul Teatro Romano e sulle bellezze volterrane che immeritatamente i nostri predecessori ci hanno lasciato in eredità».  

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa