Il dolore
Ma l’allarme arriva dal settore edile
Le imprese sono ferme, non ottengono crediti e mandano a casa gli operai. E le case non si vendono
PONTEDERA. Un vero e proprio grido d’allarme per l’edilizia in Valdera, sia per quella abitativa che per quella industriale. La crisi non fa sconti a nessuno, non trova differenze e non distingue fra case e capannoni. E così le percentuali del calo raggiungono picchi vertiginosi. Non usa mezzi termini il titolare di una nota agenzia immobiliare, il quale ha espressamente chiesto di rimanere nell’anonimato. «La situazione è alla frutta, e le ditte stanno mettendo a casa i propri operai. Nonostante che i titolari siano persone oneste, affidabili, lavoratori che hanno sempre onorato i propri impegni. Ma le banche non ci sentono, sono sorde, e nessuno compra più né case né terreni. Non so come sto facendo a reggere il colpo: adesso è davvero dura per tutti, la situazione è al collasso. Possiamo ben dire che la picchiata arriva all’80%».
Le storie della crisi, nella Valdera un tempo felix, si accavallano l’una sull’altra.
«Una ditta edile della zona a dicembre manderà a casa ben undici dipendenti. Un’altra, che ha costruito fra Latignano e San Frediano, ha già chiuso. Nella sola Navacchio hanno cessato l’attività quattro agenzie immobiliari, e quelle a rischio fra Pisa e Cascina sono un’altra decina. Bisogna per forza che qualcosa si muova. Le banche devono tornare a fare il proprio mestiere: prestare soldi a chi se li merita».
Un vero e proprio bollettino di guerra, insomma, che si accompagna e si completa con quello che viene fuori parlando di edilizia industriale. Di capannoni, per intenderci. Qui il trend negativo non tocca picchi dell’80%, ma poco ci manca. «Gli imprenditori investono difficilmente: chi ha i soldi preferisce tenerli in serbo», commenta l’architetto Alfredo Lampertico, direttore commerciale di Magnetti Building, società milanese leader nel nord e centro Italia per i prefabbricati. «La congiuntura economica difficile spinge alla diffidenza». Tanto che, anche nelle nostre zone, il rallentamento dell’anno scorso è arrivato a un meno 50%, per il primo semestre 2012, poi, si attesta a un ulteriore meno venti percento. «Sommando i dati, il calo che ravvisiamo è in definitiva del 60percento», spiega Lampertico. La diffidenza la fa in sostanza da padrone; e chi fino a poco tempo fa si affidava a occhi chiusi alla Magnetti per avere un fabbricato di qualità, adesso mette in gioco molte più riserve, e ci pensa su prima di investire. «La colpa non è in verità solo delle banche; è il sistema che porta tutti a non vedere uno spiraglio di luce in fondo al tunnel di questo momento difficile, e a coltivare prospettive fosche», conclude il direttore commerciale.
Jacopo Paganelli
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
