Il Tirreno

Pontedera

Porta in tribunale la banca che lo segna tra gli insolventi

Porta in tribunale la banca che lo segna tra gli insolventi

Imprenditore riesce a ottenere dal giudice la cancellazione Rischiava di vedersi chiudere tutte le linee di credito

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PONTEDERA. L’accesso al credito per le piccole aziende costituisce una delle difficoltà principali in questo periodo di durissima crisi economica. Soprattutto per quelle realtà che, comunque, continuano a lavorare (e a pagare i dipendenti) utilizzando proprio le linee di credito degli istituti bancari. Immaginate le conseguenze per un'azienda che si vede segnalata “a sofferenza” nella Centrale rischi della Banca d’Italia, soprattutto se questa iscrizione giunge senza alcun avvertimento e senza che ve ne siano i presupposti. Protagonisti di questo tipo di situazione sono la società Egf di Navacchio ( specializzata nella lavorazione del vetro) e la banca Unipol filiale di Livorno. Vicenda che è arrivata fino al tribunale di Livorno con un provvedimento del giudice Gianmarco Marinai che ha sospeso l’iscrizione dell'azienda alla Centrale rischi. A difendere l’azienda di Navacchio, l’avvocato pisano Alberto Foggia: «Il giudice – spiega il legale – ha accolto le nostre tesi, ritenendo questa iscrizione frutto di un disguido e non legittima alla luce dello stesso comportamento della banca che aveva già ricevuto la proposta di un piano di rientro, in seguito accettata».

Si tratta di un'azienda che continua a lavorare utilizzando gli strumenti finanziari concessi dalle banche, ma senza alcun problema di insolvenza. «Il fatto incredibile – continua l’avvocato Foggia – è che la azienda è venuta a sapere di questa iscrizione da un altro istituto bancario che l'ha chiamata immediatamente, visto l’allarme della Centrale rischi, per chiedere rassicurazioni pena la chiusura delle linee di credito. Immaginatevi le conseguenze per l’azienda».

E proprio sulla procedura non corretta della banca, ha puntato l'avvocato Foggia trovando pieno appoggio del giudice nelle sue motivazioni. «Non pare sia stata fornita sufficiente dimostrazione – si legge nel provvedimento del tribunale di Livorno – del fatto che la situazione debitoria della ricorrente (l'azienda di Navacchio, ndr) fosse definibile grave e non transitoria, tale da giustificare la revoca degli affidamenti e la conseguente iscrizione a sofferenza nella Centrale rischi».

«Il comportamento della banca – si legge ancora nel provvedimento – pare anche poco rispettoso del principio di buona fede e correttezza considerato che immediatamente dopo la ricezione della revoca degli affidamenti, l’Egf proponeva un piano di rientro. Nonostante ciò la banca si è determinata nella segnalazione della sofferenza ben sapendo che, in tal modo, avrebbe provocato l’inevitabile effetto a catena portando anche gli altri istituti finanziari a bloccare le linee di credito. E dunque rendendo praticamente impossibile il rispetto del piano di rientro». La condanna della banca da parte del giudice anche dal punto di vista formale «venendo meno – scrive – alle indicazioni che prevedono che gli intermediari devono informare per iscritto il cliente la prima volta che segnalano lo stesso a sofferenza».

«La cancellazione della segnalazione della mia cliente dalla Centrale rischi è stato ovviamente il risultato minimo che ci eravamo prefissi per non danneggiare l’immagine dell’azienda. Valuteremo anche l’eventualità di un risarcimento per i danni subiti», conclude l’avvocato.

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di Redazione web