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Pontedera

Massimo Ranieri difende il Teatro

Massimo Ranieri difende il Teatro

«Sentire che può morire è come se stessero abbattendo la mia casa»

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VOLTERRA. «La vita degli attori è il palcoscenico, i teatri sono le nostre case, noi viviamo in… una, nessuna e centomila case! Così, sentire che può morire un capolavoro come il Teatro Romano di Volterra mi fa provare una sensazione terribile, come se stessero abbattendo casa mia». Dopo quelle di grandi personalità del nostro spettacolo e della nostra cultura, un'altra voce illustre si alza per perorare la causa del Teatro Romano, gioiello di unica bellezza e oggetto della cena-denuncia Rovine d’Italia proprio per il suo stato di mala-conservazione. Un appello partito da studiosi e critici d’arte come Philippe Daverio, Luca Nannipieri.

Massimo Ranieri cita Pirandello «bisogna fare qualunque cosa per mettere per sempre al sicuro un teatro di tale valore», rincara lui che a Volterra ha ritirato anni fa il suo premio Ombra della Sera conferito all’interno del festival internazionale Teatro Romano che quest’anno ha dovuto traslocare dal teatro, proprio per le sue condizioni. «Credo che la nostra iniziativa sia servita, e serva, ad accelerare tutte quelle lentezze burocratiche che in trent'anni hanno portato al nulla», dice Migliorini. «Il Teatro Romano dovrebbe diventare il simbolo della rinascita economica, demografica e culturale di Volterra. Credo che senza un progetto di valorizzazione, senza un piano che, come dice Nannipieri, metta in moto un'economia culturale attraverso la creazione di una Fondazione d'Arte, si vada poco lontano. Non si può pretendere di giocare sempre e solo in difesa. Non mettersi in discussione: questo il male di Volterra». Per certe battaglie, spiega Migliorini, «ci voglio grandi sensibilità. Come quella di Dario Fo e Franca Rame: quando mai un premio Nobel si è battuto per Volterra? Come quella del prof. Puglisi: non siamo neppure città Unesco, eppure un suo pensiero il suo presidente italiano ce lo ha regalato. Come quella, appena giunta, del grande Massimo Ranieri, o del caro maestro Albertazzi. È ora che si distolga lo sguardo dallo specchio davanti a cui, da tempo, stiamo fermi a contemplare le nostre antiche bellezze, circondati dal rimpianto di un passato fin troppo remoto.Lasciamo la difesa, giochiamo d'attacco».

Andrea Lanini

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