Finanza
Le concerie si salvano con l’export
Presentato il report dell’Unic: prezzo della materia prima a livelli record, aumentano i costi per la sostenibilità ambientale
SANTA CROCE. Il quadro resta di grande incertezza, ma le concerie toscane mostrano almeno un po’ di dinamismo in più sul mercato internazionale. È ancora l’export a trainare la produzione, con un aumento del 3% di fatturato per il distretto del Valdarno, in controtendenza con una media nazionale in negativo. Il tutto in un contesto di profonde difficoltà, con il prezzo della materia prima che segna l’ennesimo record, il calo costante dei valori di produzione e l’incremento dei costi per la sostenibilità ambientale delle aziende. È quanto emerge dal rapporto socio- ambientale 2012 dell’Unione nazionale industria conciaria (Unic), illustrato ieri mattina a Santa Croce nei locali di Villa Pacchiani. «Un’occasione – ha detto il sindaco Osvaldo Ciaponi – per fotografare la situazione economica, ambientale e sociale del settore». Un rapporto condiviso per la prima volta con i sindacati, elaborato grazie ai dati raccolti a campione nelle aziende, che permette di confrontare i numeri del 2011 con quelli registrati da Unic a partire dal 2002.
Il quadro economico. La conceria italiana importa oltre il 20% della materia prima mondiale, il cui costo ha segnato nel 2011 il picco massimo degli ultimi 10 anni, di pari passo con l’incremento dei costi di trasporto. A questo si accompagna un andamento calante del settore, ma con una piccola eccezione per le concerie del distretto santacrocese. «A livello nazionale si registra un calo di fatturato dell’8% – ha spiegato Luca Boltri del servizio economico Unic –. Un dato mitigato dall’export, che ha permesso alle concerie toscane di distinguersi con un più 3%. Se consideriamo, però, le quantità e i valori di produzione il rallentamento è generale. Chi lavora con le griffe mostra meno difficoltà, mentre i problemi sono maggiori per chi opera nella fascia media o medio-bassa del mercato. Possiamo comunque dire che il distretto toscano ha mostrato maggiore dinamismo, grazie alla tipologia della propria clientela». Al calo del mercato interno fa da contraltare l’export (in crescita Cina e Francia); a reggere il mercato, in particolare, è la vendita per il settore pelletteria (20%), mentre prosegue il calo della calzatura: dal 49 al 45% tra 2011 e 2010.
I costi ambientali. Si accresce, in trend costante dal 2002, l’incidenza sul fatturato dei costi per la sostenibilità ambientale, passati dall’1,9% di dieci anni fa al 4,2% del 2011. Tra questi, il 70% è destinato all’approvigionamento e alla gestione delle acque, che vanno a pesare sul fatturato per quasi il 3% nonostante il minor consumo: dai 136 litri usati nel 2002 per ogni metro quadro di prodotto, si è passati ai 108 del 2011. L’acqua in ingresso ai depuratori, inoltre, recupera 2 punti percentuali dopo il record negativo del 2010. «La depurazione – ha ricordato Federico Brugnoli di Unic – permette di abbattere quasi al 100% i componenti inquinanti, ad accezione dei cloruri e dei solfati. Per quanto riguarda i rifiuti, invece, che le concerie differenziano al 98%, i tre quarti sono destinati a recupero. In generale, rispetto a dieci anni fa, a fronte di un calo di fatturato del 21%, le aziende hanno sostenuto un aumento del 122% di costi ambientali».
Il bilancio sociale. In base ai dati Unic, le concerie del comprensorio raccolgono più di 5.600 addetti, di cui l’87% a tempo indeterminato, in un settore che garantisce un certo grado di ricambio: oltre il 60% dei lavoratori ha meno di 45 anni. In crescita il livello di scolarità: diplomati e laureati all’interno delle concerie salgono dal 21% del 2006 al 33% del 2011. Significativo il numero di operai coinvolti da cassa integrazione straordinaria, che triplica dal 5% del 2010 al 15% del 2011, accompagnato dal conseguente calo di quella ordinaria. Il bilancio sociale di Unic, infine, pone l’accento sul numero e l’entità degli infortuni, «più basso nel 2011 – ha spiegato Brugnoli – rispetto alla media degli ultimi dieci anni, e comunque inferiore ad altri settori, anche nel livello di gravità».
Far valere la sostenibilità. «In una realtà come quella toscana – ha concluso il direttore di Unic Salvatore Mercogliano – si avverte una compattezza e un’unità culturale verso la sostenibilità del settore. Adesso dobbiamo rivendicare questo modello sul mercato. Dobbiamo far capire, anche a valle, che la sostenibilità della conceria ha un costo».
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