Finanza
Una sottoscrizione modello Usa
Salvare i beni archeologici e museali dal degrado, la proposta da lanciare in rete per autofinanziarsi
VOLTERRA. Negli Stati Uniti e in generale nei paesi anglosassoni lo chiamamo il sistema di “Membership”. Dalla Fondazione Guggenheim, alla Royal Opera House di Covent Garden a Londra per finire anche con alcune importanti istituzioni culturali italiane come il castello di Rivoli di Torino e il museo di arte contemporanea Donna regina di Napoli: oggi la sopravvivenza di grandi tesori storici mondiali e nazionali è garantita dal sistema di sottoscrizioni in rete. È questa la proposta paracadute per i tesori museali-archeologici di Volterra, lanciata da Alessandro Furiesi, direttore della Pinacoteca civica e dipendente comunale. «Oggi i grandi musei del mondo si auto-finanziano in questo modo, si tratta a parer mio dell’unica soluzione possibile rispetto alle problematiche di degrado e manutenzione sempre più pressanti».
Non solo aspetti negativi. L’esperto conosce bene i limiti e le problematiche dei tesori volterrani, dall’acropoli al museo Guarnacci, dal sistema di segnaletica turistica, alla mancanza di figure moderne specializzate nella gestione museale per finire al Teatro Romano di vetruviana memoria che, oggi, più che mai è sotto i riflettori del Paese intero per il suo stato di mala-conservazione. Una denuncia partita come un’onda dalla cena Rovine d’Italia svoltasi proprio nella più antica testimonianza dell’impero romano in Toscana, con gli appelli “Salvate il Teatro” del noto saggista ed opinionista dei quotidiani Il Giornale ed Europa Luca Nannipieri, Aurelio Gatti, direttore dei Teatri di Pietra, del critico d’arte Philippe Daverio. Un’onda diventata un caso nazionale, amplificato dalle riflessioni di Dario Fo e Franca Rame, di Italia Nostra e di Giovanni Puglisi, presidente della commissione nazionale italiana per l'Unesco. «Non è giusto mettere in evidenza solo gli aspetti negativi, perché comunque migliaia di turisti vengono, i visitatori che registriamo sono tanti - continua Furiesi – Bisogna trovare una soluzione, perché servono soldi per fare le manutenzioni e investire in cultura dovrebbe essere la nostra priorità».
La soluzione? Una sottoscrizione in rete. Come fare? Furiesi lancia una formula che all’estero (e anche in tanti musei italiani) è regola: aprire una sottoscrizione in rete (Membership) e proporre al mondo di diventare “Amici dei tesori museali e archelogici di Volterra” . Da 5 euro, oppure 5 dollari in su: chi sottoscrive ha diritto a una tessera (tesserati junior, senior, master ) a seconda di quanto si contribuisce.
Il meccanismo è chiaro: maggiore è il contributo maggiore sarà il grado di familiarità, e più forte sarà il marchio con il suo potere evocativo e più si avrà il desiderio di far parte di quel mondo, più il cittadino o l’azienda sarà disposta a spendere.
«Dovrebbe essere il Comune a lanciare la formula – aggiunge – E su questo si deve investire proprio come ha fatto la Fondazione Guggenheim: un ottimo sistema di membership, ma anche lo stesso castello di Rivoli di Torino lo sta facendo, con grandi entrate da reinvestire sui beni». In cambio il tesserato può ricevere come benefit, dal semplie catalogo, alla comunicazione di eventi, alla possibilità di partecipare a viaggi organizzati riservati ai soci più importanti. «In usa tante sono le aziende che lo fanno e che poi hanno la possibilità anche di organizzare all’interno di questi beni convention di prestigio, penso a Palazzo dei Priori, alla Pinacoteca, al Teatro Romano».
Far parte di un'istituzione coì importante ad un grado così alto ha quindi un doppio significato: da un lato la conferma del proprio potere economico dall'altro la luce riflessa che aumenta il prestigio sociale.
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