Sicurezza
La badante “svuotava” i conti
Dopo la denuncia dei parenti della vittima, una donna condannata a 18 mesi
PONTEDERA. La classica storia della badante che ha la disponibilità di accedere ai soldi della famiglia per la quale lavora e poi finisce nei guai.
È stata processata e condannata in tribunale a Pontedera una donna di 35 anni, di origine albanese, Gjinka Dallandyshe, 35 anni, di Calcinaia che ha assistito per un certo periodo, dal 2005 al 2008, una pensionata residente al Romito.
Quando la straniera ha lasciato la famiglia del Romito per motivi personali i parenti dell’anziana hanno controllato i conti correnti ed è scattata una denuncia nei confronti della badante, accusata di appropriazione indebita.
Alla donna, ora finita a giudizio, è stato contestato di avere raggirato l’anziana dopo avere ottenuto la sua piena fiducia. Di conseguenza le era stata data la possibilità – di solito in questi casi è consigliato evitare o comunque meglio fare frequenti controlli – di utilizzare il bancomat della Banca popolare di Lajatico, agenzia del Romito, e di un altro bancomat rilasciato dalla Banca Toscana di Pontedera.
In questo modo, stando all’accusa, la badante aveva la disponibilità delle somme versate sui conti correnti della pensionata. Così, sempre secondo le contestazioni della Procura, mediante prelevamenti con il bancomat o con l’uso delle carte per fare acquisti si sarebbe appropriata di circa 79mila euro.
Il tutto con l’aggravante di avere approfittato dell’età avanzata della vittima e del rapporto di lavoro.
Al processo l’imputata si è difesa sostenendo di avere fatto i prelievi in banca sempre con il consenso e dopo averne dato informazione alla pensionata.
Ha anche spiegato che dalla somma contestata avrebbero dovuto essere stornate alcune cifre che le erano dovute come stipendio . Il giudice monocratico Anna Fabbricatore non deve però avere creduto alla difesa.
E ha condannato l’albanese a un anno e sei mesi di reclusione e al pagamento di mille euro di multa.
Non appena saranno depositate le motivazioni della sentenza è molto probabile che l’imputata ricorra in Appello perché, come lei ha detto anche al giudice, ritiene di non essersi appropriata di somme che non le erano dovute.
Sabrina Chiellini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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