Il Tirreno

Pontedera

la protesta

Genitori contro un professore alla scuola media di Buti

BUTI. Quando in ballo c’è il futuro dei figli, i genitori non scherzano. E prendono carta e penna per denunciare una situazione scolastica che loro stessi definiscono grave e disagevole. Nel mirino...

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BUTI. Quando in ballo c’è il futuro dei figli, i genitori non scherzano. E prendono carta e penna per denunciare una situazione scolastica che loro stessi definiscono grave e disagevole. Nel mirino del gruppo di genitori butesi c’è un professore (o una professoressa) della scuola media Francesco di Bartolo, che non garantirebbe ai ragazzi un’istruzione adeguata, penalizzando fortemente la loro formazione. Una parte degli autori della missiva avrebbe voluto citarlo apertamente, altri hanno preferito ometterne il nome. Alla fine la decisione del gruppo è stata quella di non rendere nota l’identità del docente oggetto delle critiche, ma di criticare apertamente l’istituto.

«Durante l’anno scolastico i ragazzi di prima media hanno vissuto una situazione critica – scrivono – che abbiamo più volte fatto presente ai dirigenti, confidando nella loro volontà di cambiare le cose. Invece, la soluzione che ci hanno proposto non ci soddisfa». Sarebbe quella di affidare una sola delle due sezioni al professore in questione.

«Ma così una parte verrebbe ugualmente penalizzata, e questo è inaccettabile, visto che il gap di conoscenze, già ampio adesso, diverrebbe incolmabile. Pretendiamo un cambiamento radicale della situazione. È una questione di diritto allo studio. Tutti i ragazzi dovrebbero avere le stesse opportunità, che poi coglieranno in base alle loro capacità, ma avendo alle spalle una preparazione adeguata che consenta loro di affrontare al meglio le sfide future, a partire da quelle della scuola superiore».

Per ora l’iscrizione alla classe seconda non è in dubbio. I genitori vorrebbero ancora far studiare i propri figli a Buti, anche se a condizioni diverse. «In altre realtà sembrerebbe una scelta ovvia, ma non in questo comune – spiega Claudia Parenti, una delle autrici della lettera –. Su questa scuola aleggia una nomea del tutto negativa, e già in tanti non hanno esitato a iscrivere i propri figli in altri istituti. Un vero peccato, perché in questa scuola ci sono insegnanti professionali e di ottimo livello, ma anch’essi vengono penalizzati da un caso specifico».

Il rischio, è che il flusso migratorio degli studenti butesi verso altri istituti della Valdera, già in aumento negli ultimi anni, cresca ulteriormente. «Prima la scelta era dovuta soprattutto a esigenze lavorative dei genitori – dice Parenti – ma ora incide anche la qualità dell’insegnamento».

Se non si arriverà a una soluzione, la battaglia è comunque destinata a continuare. «Se la situazione si protrarrà non escludiamo di intraprendere azioni di protesta, più energiche e incisive. Spesso si lodano solo i buoni risultati ottenuti dagli studenti del territorio, ma ci sono anche situazioni di disagio come quella vissuta dai nostri ragazzi; è il momento di far vedere anche il rovescio della medaglia ».

Lorenzo Lazzerini

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