Il dolore
Il tormento della Crippa «Teatro è anche rottura»
SAN MINIATO. Se si fosse trovata lei, Maddalena Crippa, nella condizione di Sara, la protagonista che interpreta in “Anima Errante” ed è alle prese con il tormento se tenere il figlio con il rischio...
SAN MINIATO. Se si fosse trovata lei, Maddalena Crippa, nella condizione di Sara, la protagonista che interpreta in “Anima Errante” ed è alle prese con il tormento se tenere il figlio con il rischio che possa essere affetto da malformazione congenita, o abortire, come si sarebbe comportata?
«Sono brianzola, dunque non lontano da Severo dove la nube tossica alla diossina ha provocato, e continua a provocare dolore – afferma l’attrice – perché c’è un inaudito tasso alto di tumori. Il bel testo scritto da Roberto Cavosi, e messo in scena dal regista Carmelo Rifici, è una denunzia civile, che io sento molto e condivido.
Negli anni Settanta fu uno dei primi casi del genere, ora purtroppo sono all’ordine del giorno come è accaduto recentemente per l’incidente nucleare in Giappone. E quindi ci sarà magari chi vive davvero questo dramma attualmente.
Ho sempre fatto teatro che induca lo spettatore a riflettere, e a San Miniato è teatro spiritualmente toccante. Dunque un tema profondo, di rottura, darà da pensare, ma la vita è così».
Si ferma un attimo, come a radunare le idee che le frullano in mente, quindi riprende: «Non ho avuto figli, è l’unica cosa che non mi è riuscita in una vita che mi ha dato tanto. Per questo sento molto questo tema della maternità, lo sento vicino, condivido il tormento di Sara. Che non è una donna debole: è cattolica, ha un rapporto stretto e diretto con la Madonna, lotta, si ribella, non si abbatte, il figlio in arrivo è una grande gioia ma che rischia di trasformarsi in dolore. Ogni madre difende il proprio figlio, sempre. Eppure sono i dolori della vita quelli che ci formano di più, e quello di mettere in discussione il proprio figlio è una prova tra le più laceranti. Sarà coinvolgente anche per il pubblico spettatore».
(l.g.)
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