Il Tirreno

Pontedera

Sul palco Renzi sembra una rockstar

di Giacomo Pelfer
Sul palco Renzi sembra una rockstar

Festa Pd: ovazioni per il sindaco-rottamatore. «L’attuale classe politica torni a fare volontariato alle feste di partito»

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SAN MINIATO. In teoria doveva essere un passaggio di pochi minuti, quasi un saluto, per poi lasciare il posto al dibattito su vino e olio, temi della serata. Invece si è trasformato nel grande evento, come da pronostico, con centinaia di partecipanti che in pochi minuti hanno riempito l’angolo dibattiti. Un successo la tappa sanminiatese del sindaco di Firenze Matteo Renzi, arrivato mercoledì sera alla festa Pd. Un tour a contatto con il popolo democratico che ha tutta l’aria di una campagna elettorale. Campagna nella quale il sindaco di Firenze sembra in grado di raccogliere consensi, simpatie, ma soprattutto curiosità. Sarà per la voglia di cambiamento, per il linguaggio informale condito da quell’accento fiorentino che a San Miniato è di casa, ma di fatto Renzi lascia la città della Rocca con alle spalle applausi, ovazioni, frasi d’incoraggiamento e qualche isolato scetticismo. Le donne sono le fan più scatenate: «È pure bello», gli urla una signora mentre lo afferra alla camicia per avere un saluto e un autografo. Quasi scene da rockstar per il sindaco-rottamatore. «Mi piace – dice un militante dai capelli bianchi – perché è l’unico che dà speranza ai giovani». Ad attenderlo in prima fila c’è il sindaco Vittorio Gabbanini. Pochi, pochissimi gli altri amministratori o uomini di partito, fatta eccezione, per dovere istituzionale, per il segretario comunale Massimo Baldacci, che però precisa subito: «Io sono un bersaniano». Poco dopo arriva anche il capogruppo in consiglio Simone Giglioli. Una presenza scomoda quella di Renzi, almeno per una buona fetta di partito, piombato come un macigno in un Pd sanminiatese da tempo alla ricerca di un equilibrio fra le correnti interne. Quando Renzi arriva si scatena “il caso-microfono”, misteriosamente scomparso dal palco del dibattito. «Non te lo vogliono dare – gli gridano dal fondo – pretendilo!». Scatta il primo applauso, con il pubblico in piedi, che apre finalmente il confronto. Imbattibile, Renzi, nell’abilità a dribblare le domande più dirette, quelle su un possibile futuro a Palazzo Chigi. Abilissimo nel cercare le corde più sensibili del pubblico. «Serve una svolta – dice – perché la classe politica che abbiamo ha fallito: tornino a fare i volontari alle feste di partito, a fare militanza. Il rinnovamento non è un fatto anagrafico, ma di idee». Da qui il salto alle primarie: «Mi piacciono – spiega – purché siano aperte, libere e senza giochini». Non mancano gli scettici, però, che scuotono la testa in mezzo al pubblico per le risposte considerate «troppo vaghe, evasive». Qualcuno prova ad incalzarlo: «Ma te le tasse le abbasseresti domani?». Parte un accenno di contestazione: «Attacchi gli altri solo per i tuoi interessi personali», gli grida qualcuno prima di andarsene. Il comunicatore Renzi non si scompone e rilancia: «Ho sempre detto che Bersani è una bravissima persona». Alla fine prevalgono soprattutto gli applausi, che isolano ogni accenno di critica. E l’uscita è di quelle trionfali, con Renzi che si alza circondato da una folla a caccia di autografi, di un saluto, ma soprattutto di ascolto.

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