La manifestazione
In piazza i letti del manicomio
All’interno del progetto Mercuzio, gli artisti e la maxi installazione del Sogno
VOLTERRA. Un labirinto di cinquanta vecchi letti dell’ex manicomio di Volterra. Una maxi installazione. Un “Sogno” che prenderà forma attraverso la fantasia dei ben 38 creativi che fanno parte del gruppo “Generazioni in arte-fotoimmagine” in piazza San Giovanni. E pure di tutte quelle persone che vorranno dar voce alle loro emozioni oniriche. Un’opera unica, irripetibile e indivisibile che rappresenta un tassello di quel progetto targato Armando Punzo “Mercuzio non vuole morire” anima di questa edizione 2012 di VolterraTeatro.
Dal carcere, alle rappresentazioni di massa, alle piazze di tutta l’Alta Valdicecina: ecco che anche il popolo degli artisti si unisce per gridare dal Colle al mondo che “La cultura non deve morire”.E lo fanno dal prossimo martedì: dalla mattina pittori, cantanti, musicisti, scultori sono all’opera per inaugurare l’opera prima per le 19.
Il labirinto del “Sogno” resterà nella piazza fino al 29 luglio. Fino alla fine del festival. «Sia il labirinto che il tipo di letto scelto hanno un significato profondo», sono gli artisti a spiegare. Ecco che il primo rappresenta la tortuosità della mente e della vita troppo spesso imprigionata da schemi mentali che ci impediscono di affrontare lucidamente i problemi. «Occorre quindi elevare i pensieri per avere una visione più chiara, trovare equilibrio e risolvere situazioni che prima ci sembravano senza via d’uscita», continuano. Capitolo letto: ogni artista (arrivano dal territorio, da Pisa, da Livorno, da Firenze) avrà un letto da personalizzare, rispettando l’idea del corpo come contenuto. «Il letto come simbolo di costrizione, ma anche di liberazione dalla segregazione attraverso il sonno vero o artificiale dato dai farmaci, oppure quello a occhi aperti», continua la riflessione. «Letti che sono sempre stati rinchiusi, rifugi che oggi per la prima volta vengono portati all’esterno, al centro di un luogo importante della città». Rispetto delle sofferenze passate sopra quelle reti. Voglia di sublimarle: l’iniziativa viene dedicata al dottor Remigio Raimondi, scomparso di recente, che tanto ha dato all’ospedale psichiatrico negli anni Settanta, in direzione dell’integrazione tra manicomio, personale e città.
«Ci sarà un letto dedicato a lui con tanti “pizzetti”– concludono gli artisti – in ognuno ci sarà una sua poesia che la gente potrà leggere e portarsi a casa, come si fa con i baci Perugina».(f.s.)
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