Proteste
Ex sacerdote indagato per truffa
Avrebbe convinto due disabili mentali a consegnargli circa 200mila euro e a intestargli la loro casa. Indagine in Veneto
CASCINA. Prima la sospensione dal sacerdozio, gestita con la massima riservatezza dalla curia di Pisa all’inizio del 2000. E ora Luca Galleschi, 48 anni, originario di San Frediano a Settimo di Cascina, è di nuovo nei guai per una presunta truffa. Ma questa volta la storiaccia è finita al centro delle cronache locali già da prima dell’estate. All’ex parroco, che ha avuto più incarichi nella provincia di Pisa (è stato a lungo a Pontedera e cappellano militare) e ad Annone Veneto, sono stati sequestrati conti correnti e titoli. L’ex prete, stando alle accuse del pubblico ministero di Venezia Lucia D’Alessandro, avrebbe derubato due fratelli – una donna e un uomo – di circa 200mila euro. Secondo l’accusa era riuscito anche a farsi intestare la loro casa nel testamento che i due avevano sottoscritto. In caso di morte l’immobile sarebbe finito a lui. A mettere in allarme i carabinieri e a far scattare le indagini è stato il parroco di Annone presso il quale Luca Galleschi, questo il nome dell’ex religioso, già da tempo sollevato da ogni possibilità di esercitare il sacerdozio e indagato, aveva prestato la sua attività, pur essendo già stato espulso dalla Chiesa. Ora, è indagato per circonvenzione di incapace poiché le due parti lese sono in cura presso un centro di salute mentale. La rappresentante della procura lagunare ha intanto chiesto e ottenuto dal giudice il sequestro di conti correnti e titoli intestati a Galleschi e anche il testamento a suo favore firmato dai due fratelli e depositato presso un professionista. Stando alle cronache locali venete, don Luca avrebbe addirittura retto la parrocchia dal dicembre 2008 ai primi mesi del 2009, tornando poi ad Annone durante i riti pasquali. Ma non era più sacerdote da tempo, tanto che il vescovo della diocesi di Concordia-Pordenone, monsignor Ovidio Poletto, aveva comunicato che «don Luca, presbitero della diocesi di Pisa, è stato ridotto allo stato laicale con provvedimento della Congregazione per la Dottrina della Fede in data 19 luglio 2004».
Ora sono venute alla luce situazioni poco chiare. Tanto che il vescovo di Pordenone è stato costretto a inviargli una lettera di richiamo (già nell’aprile 2009) per intimare al finto prete di cessare la sua condotta, oltre tutto ricordandogli il provvedimento pontificio del 2004. L’averlo allontanato da Pisa e dalla provincia evitando di rendere pubblica una complessa vicenda in cui l’ex parroco era rimasto coinvolto (tanto da essere stato allontanato dalla Chiesa) non avrebbe indotto l’ex sacerdote a comportamenti diversi. Tanto che monsignor Armando Filippi, parroco di Annone, si era fidato di Galleschi e gli aveva anche affidato la parrocchia. E quando l’aveva visto tornare più volte anche se ormai avrebbe dovuto essersene andato ha avvertito i carabinieri, che hanno scoperto ciò che stava combinando. I due anziani fratelli, che lo hanno denunciato, hanno raccontato che gli avrebbe preso 200mila euro facendogli credere che si trattava di denaro che sarebbe andato in beneficienza. Gli avevano firmato numerosi assegni e i militari dell’Arma hanno ricostruito tutto, arrivando fino ai conti correnti dell’ex don Luca. Anche la casa sarebbe dovuta finire ai poveri: così avrebbe detto l’ex parroco.Ora le carte sono nelle mani della procura, l’iter giudiziario è quindi solo all’inizio.
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