Il Tirreno

Pontedera

movimento shalom

Timore per don Cristiani è in Congo, vicino alla guerra

SAN MINIATO. C’è timore per la delegazione del Movimento Shalom che, da alcuni giorni si trova nella Repubblica Democratica del Congo, per una serie di incontri e per il taglio del nastro ufficiale...

2 MINUTI DI LETTURA





SAN MINIATO. C’è timore per la delegazione del Movimento Shalom che, da alcuni giorni si trova nella Repubblica Democratica del Congo, per una serie di incontri e per il taglio del nastro ufficiale di una struttura di accoglienza per le popolazioni locali.

Il gruppo, capitanato da don Andrea Cristiani, è proprio nell’area dove, da alcuni giorni, sta tornando propotente, la violenza.

Don Andrea Cristiani è partito alla volta di Butembo (Repubblica del Congo), lunedì scorso insieme ad una delegazione guidata dal cardinal Fiorenzo Angelini che si è recata a Butembo per l’inaugurazione della Cittadella della carità.

L’opera è costituita dalla chiesa, la casa delle religiose, il dispensario sanitario e ambulatorio medico, la scuola primaria, la scuola superiore dedicata a Benedetto xvi, l’edificio per l’accoglienza, l’orfanotrofio e la casa per anziani e malati.

Proprio ieri, però, i volontari del Movimento Shalom rimasti in Italia hanno appreso dell’escalation di violenza nella regione del Nord-kivu dovuta alla nuova ribellione del Movimento del 23 marzo creata da soldati disertori, ex ribelli integrati nell’esercito nel 2009, che oltre a mettere sempre di più in difficoltà l’esercito, si rendono responsabili di violenze e violazioni dei diritti umani a carico di civili inermi.

«Abbiamo raggiunto al telefono don Andrea a Butembo- dichiara il direttore di Shalom Luca Gemignani- che ci ha rassicurato sul suo stato di salute e del resto del gruppo, anche se non ha nascosto la sua preoccupazione e la paura che sta vivendo, in queste ore la popolazione civile ».

La delegazione è guidata dal cardinale Fiorenzo Angelini che fra 2 settimane compirà novantasei anni, ma non li dimostra e soprattutto non li sente.

Alla vigilia della partenza, domenica scorsa, il porporato, romano di nascita, ne ha parlato con Benedetto XVI a Castel Gandolfo.

Ha detto al Papa che la missione nella regione africana, martoriata da tredici anni di guerra civile, non è infatti una gita di piacere, come nei fatti si stà dimostrando; sono andati infatti ad inaugurare quella struttura così fortemente voluta per venire incontro alle necessità di una popolazione straziata.

L’opera è stata realizzata con l’aiuto delle Suore benedettine riparatrici del Santo Volto di Nostro Signore Gesù Cristo, congregazione religiosa fondata dal Servo di Dio Abate Ildebrando Gregori, di cui il cardinale Angelini è stato figlio spirituale.

Nell’occasione don Andrea Cristiani incontrerà anche la locale sezione del Movimento Shalom che è composta da oltre cento giovani che si impegnano localmente nel difficile lavoro per la costruzione della pace.

Il rientro della delegazione è previsto per la prossima settimana: dovrebbero essere in Italia lunedì.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze