Il Tirreno

Pontedera

La Provincia ci ripensa Barbinaia, niente più cave

di Giacomo Pelfer
La Provincia ci ripensa Barbinaia, niente più cave

L’annuncio dell’assessore Sanavio: un apposito vincolo garantirà l’area Si tutela il tartufo (e le richieste della gente), nessuna estrazione di ghiaia

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SAN MINIATO. Niente più cave in Barbinaia. Il piano provinciale delle attività estrattive sarà rivisto e corretto.

«Una pezza» la definisce l’assessore provinciale allo sviluppo rurale Giacomo Sanavio, che servirà prima di tutto a tutelare l’area tartufigena, attraverso un apposito vincolo. E non c’è sabbia o ghiaia che tenga: dopo la mobilitazione la politica si schiera col pregiato tubero. L’annuncio è arrivato dalla Festa Democratica di San Miniato, nell’ambito dell’incontro su “Territorio rurale, tartufi e fauna delle colline sanminiatesi”, moderato dalla segretaria Pd de La Serra Manola Guazzini. Con lei l’assessore Giacomo Gozzini, il consigliere regionale, nonché segretario della commissione agricoltura Pier Paolo Tognocchi, assieme a Sanavio. Un’occasione per fare il punto sul contesto rurale di San Miniato, attraverso gli interventi e le testimonianze di agricoltori, cacciatori e tartufai.

Un viaggio a 360 gradi fra i problemi, i limiti e al tempo stesso le potenzialità legate al territorio. Impossibile, quindi, non toccare il tema caldo delle cave previste in val di Chiecina: tre siti da un milione di metri cubi in tutto, ricadenti nel territorio di Palaia ma praticamente ad un passo da quello di San Miniato. Il fronte del no. Ad affrontare per primo l’argomento è stato il presidente dei tartufai Salvatore Cucchiara: «Fare le cave significa distruggere l’area tartufigena. Per fortuna siamo riusciti a far capire ai comuni e alla Provincia i rischi che stavo creando».

Più duro il commento di Tito Tonietti, residente a pochi passi dall’area delle cave: «Non c’è rispetto per chi vive nelle campagne. Io abito proprio al di sopra delle cave, eppure non ne sapevo niente. Altro che democrazia, qui si sfiora la dittatura della burocrazia». Situazione da correggere. «Adesso metteremo una pezza, anche se non c’è stato un vero errore da parte della Provincia», ha detto l’assessore Sanavio ricostruendo la vicenda. «Partendo dal Piano regionale delle attività estrattive – ha spiegato – la Provincia ha escluso subito i siti che ricadevano in aree con vincoli preordinati: alcuni nel territorio di San Miniato, proprio per il vincolo tartufigeno. Nei terreni in questione, invece, non c’era alcun vincolo, né sono arrivate osservazioni da parte dei comuni. La questione è stata poi recuperata sul piano politico, di fronte alla mobilitazione che giustamente c’è stata».

Analisi condivisa dal segretario comunale Pd Massimo Baldacci: «Governare un territorio significa comporre vari interessi particolari in un più grande sistema di interesse collettivo. Abbiamo i nostri limiti ma è quello che cerchiamo di fare. I cittadini ci hanno posto un problema e abbiamo avviato un percorso di correzione, perché non è certo un affare scambiare il tartufo con la ghiaia». Secondo Tognocchi, invece, il caso delle cave ha dimostrato l’inefficienza della legge 50 sui tartufi, «perché mettere tutto nelle mani dei comuni lascia delle maglie troppo larghe. Bisogna individuare dei vincoli, come è stato fatto per il fotovoltaico. L’attenzione comunque c’è stata, anche se tardiva, e questo anche grazie a un partito che si chiama “democratico” perché vuole esserlo davvero».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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