Sicurezza
«Il Teatro Romano sembra uno zoo» Lo studioso denuncia
Nannipieri parla di orribili pensiline, rete da campo di calcio «Una follia, colpa dell’indifferenza delle istituzioni locali»
VOLTERRA. «Il Teatro Romano è un luogo recintato come uno zoo». «La rete sembra quella di un campo di calcio». «Orribili pensiline in lamiera che proteggono parti archeologiche, somigliano a un parcheggio per le auto, le hanno tolte da anni da qualunque stazione balneare di Rimini e Viareggio perché sono detestabili alla vista». Sono ferite aperte nell’amore per l’arte di Luca Nannipieri, studioso. Follie volterrane che lo scrittore e saggista, direttore del Centro studi umanistici dell’abbazia di San Savino a Pisa denuncia a gran voce sul notiziario di Radio Rai di domenica, proprio nell’ora di punta, sul Gr2 delle 12.30. Per poi ribadire il concetto anche alle sul Gr3 delle 18.45.
Una denuncia via etere rincarata anche da quella di Dario Fo, che insieme a Giorgio Albertazzi sono stati ospiti del festival internazionale Teatro Romano di Volterra, l’unica manifestazione che fino allo scorso anno riusciva a valorizzare a livello artistico quel tesoro, la più grande testimonianza dell'impero romano in Toscana. Una protesta cominciata l’altra settimana, a tavola, proprio all’interno di quel gioiello, nella serata-denuncia “Rovine d’Italia”, organizzata dal patron del festival, Simone Migliorini, quest’anno costretto a trasferire la kermesse altrove, per le condizioni precarie del Teatro. «Il teatro che potrebbe essere patrimonio dell’Unesco sta sopravvivendo mestamente».
Nannipieri parla di «orribili pensiline che proteggono le parti archeologiche più delicate dal sole e dalla pioggia, ma ne rovinano del tutto il fascino, di erba incolta che spesso copre gran parte del sito». Alla domanda “di chi è la colpa?” lo studioso non esita: «Dell’indifferenza delle amministrazioni locali, regionali e del Ministero che in tanti anni non hanno mai investito per il recupero». Come uscire dal degrado? «Una soluzione possono essere gli sponsor privati, ma ora nessuno vorrebbe investire su una bellezza così mantenuta».
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