Il Tirreno

Pontedera

Arpat, «preoccupano le maleodoranze»

Novino e Vanni sollecitano la verifica prevista dall’accordo tra Regione ed enti locali

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MONTOPOLI. «Una polemica di basso livello, che non interessa i cittadini, preoccupati piuttosto della salute e della ricomparsa delle maleodoranze». Si riaccende la questione dell’Arpat di San Romano, dopo la bagarre tra il sindaco di Montopoli Alessandra Vivaldi e l’assessore regionale Anna Rita Bramerini, in attesa dei 120mila euro che i Comuni del comprensorio, entro il 31 marzo, avrebbero dovuto versare all’Agenzia per sostenere il servizio.

«Una questione burocratica che gli uffici potevano aver risolto da tempo», affermano i consiglieri montopolesi Giuseppe Novino e Maria Vanni (Gruppo misto), che indicano due spiegazioni: «O c’è incompetenza – dicono – oppure è un modo per rinviare i tempi facendo slittare la verifica prevista dal protocollo. Altrimenti non si capisce il senso di questa polemica». Il protocollo per il centro di San Romano, infatti, oltre a ripartire le spese del servizio fra gli 80mila euro della Regione e i 120mila del distretto (90mila dai privati e 30mila dai Comuni), fissava anche la scadenza di giugno per la verifica sui risultati raggiunti. Un’occasione, avevano spiegato i Comuni, per valutare l’efficacia del servizio alla luce del nuovo e discusso protocollo.

«Intanto – dice Vanni – si osserva che al di là degli accordi non rispettati il servizio va avanti, anche con i soli soldi della Regione. Segno evidente che si tratta di un’attività indispensabile, altro che “non obbligatoria”. Non sta scritto da nessuna parte che la verifica non può partire finché non è avvenuto il pagamento».

Da qui l’appello: «La verifica deve essere condotta subito – dice Novino – senza continuare a nascondersi dietro a questa polemica. Il sindaco dice che a prima vista il servizio sembra funzionare, ma l’impressione è ben diversa. Riceviamo continue segnalazioni di cittadini preoccupati per le maleodoranze: soprattutto a San Romano, nelle prime ore del mattino, ma anche a Castelfranco e Santa Croce. Una volta l’Arpat garantiva un controllo quotidiano su tutte le fonti emissive, che permetteva di individuare subito l’origine del problema e di correggerlo. Oggi tutte le centraline sono state spente ad eccezione di quella di Santa Croce».

Nella replica all’assessore Bramerini, il sindaco Vivaldi ha annunciato la chiusura, pochi giorni fa, del disciplinare che regolerà i rapporti tra i soggetti coinvolti nel protocollo. «Sia reso pubblico – chiede Vanni – perché è quello il documento attuativo per far funzionare il servizio. Servizio di cui i cittadini non sembrano affatto soddisfatti». (g.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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