Il Tirreno

Pontedera

Saviano, ora è cittadino di San Miniato

Chiuso l’iter per il riconoscimento al celebre scrittore, il via libera dal consiglio comunale

2 MINUTI DI LETTURA





SAN MINIATO. Forse Roberto Saviano non lo saprà ancora, o magari non ci avrà fatto troppo caso, ma da qualche giorno è a tutti gli effetti un sanminiatese. È arrivato a conclusione, infatti, l’iter istituzionale avviato dal consiglio comunale di San Miniato per concedere la cittadinanza onoraria al celebre scrittore consacrato da “Gomorra”.

Un’idea nata dal gruppo consiliare del Partito democratico, che ha trovato l’appoggio di Sel e della giunta, fra i dubbi e talvolta le proteste dei consiglieri Pdl. Assenti, invece, nelle due votazioni in consiglio, i consiglieri Udc e Comunisti uniti. Adesso, però, si tratta di capire come consegnare nelle mani di Saviano l’attestato di “sanminitesità”. Il sogno è quello di portare lo scrittore in città, anche se la cosa appare di complessa realizzazione, soprattutto per un personaggio che vive a metà fra segretezza e star system.

«Gli uffici comunali stanno cercando di contattare Saviano – spiega il capogruppo Pd Simone Giglioli –. Lla speranza sarebbe quella di farlo venire a San Miniato, ma ci rendiamo conto di avere poche possibilità. Parliamo di un personaggio che non ha una mobilità libera e che allo stesso tempo è subissato d’inviti. Ci rendiamo anche conto, poi, che San Miniato non può avere il richiamo di una grande città. Stiamo quindi pensando di invitare una persona a lui vicina, qualcuno che possa consegnargli l’attestato di cittadinanza, magari in occasione di un’iniziativa legata ai temi della legalità. Avevamo pensato, ad esempio, di consegnare l’attestato in occasione della visita, lo scorso maggio, del senatore Lorenzo Diana a San Miniato Basso, ma poi abbiamo rinunciato in attesa della delibera. Credo comunque che alla fine faremo qualcosa del genere».

«Saviano – spiegava la mozione di proposta del Pd – ha avuto il coraggio di denunciare il mondo della camorra, a costo della propria incolumità, portando a conoscenza di tutti la violenza, la brutalità e insieme l'estrema capacità di organizzazione e pervasione della camorra. È diventato così il simbolo dell’Italia che non si arrende, della lotta per la legalità e della voglia di riscatto del nostro paese». Una visione contestata dal Pdl, poi diviso al momento del voto: due contrari e due astenuti. Sotto accusa i «due pesi e due misure» rispetto ad altri soggetti impegnati contro le mafie «ogni giorno, anche in silenzio, e che spesso hanno vissuto situazioni di maggiore pericolo». (g.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze