Il dolore
Il sindaco si scaglia contro Poste Italiane
Crecchi: «Se chiudono l’ufficio di Fabbrica li denuncerò per interruzione di servizio pubblico»
PECCIOLI. IL primo, a muoversi, è SIlvano Crecchi, sindaco di Peccioli. Ha preso carta e penna ed ha scritto al prefetto di Pisa, al presidente della Regione Enrico Rossi e al direttore della filiale di Pisa di Poste Italiane. Scrive- come dice nella sua lettera - «a seguito di voci raccolte tra alcuni cittadini utenti e provenienti da fonti sindacali che paventano soppressioni imminenti di uffici postali in alcune frazioni del Comune di Peccioli tra le quali anche quella di Fabbrica che è la più popolata: 900 abitanti».
IL sindaco spiega che, da un contatto con la direttrice delle poste a Pisa non ha ricevuto notizie certe. «Ma - prosegue - in passato, le limitazioni di servizio sono sempre state comunicate all’amministrazione Comunale quando erano già stati decisee non più negoziabili.per questo ho ritenuto di anticipare possibili inaccettabili decisioni coinvolgendo Prefetto e Governatore Regionale».
Crecchi spiega al prefetto Francesco Tagliente e a Enrico Rossi che «in precedenti occasioni mi sono trovato costretto a segnalare modalità di rapporto con l’ente locale da parte di Poste Italiane oggettivamente censurabili e in particolare rimarco che per l’ufficio di Fabbrica, pur avendoli richiesti, non sono mai stato messo in condizione di conoscere i volumi di traffico che avevano giustificato, nel solo arco di un anno, due contrazioni del servizio con riduzione dei giorni di apertura dell’ufficio postale. Poste Italiane aveva assicurato un costante monitoraggio per verificare dati di produzione che consentissero addirittura un eventuale potenziamento dell’offerta di servizio e dunque pare davvero inconcepibile, se corrispondente al vero, che a distanza di meno di un anno si profili nientemeno la soppressione dell’ufficio».
Crecchi conclude dichiarando la sua « assoluta contrarietà ad ulteriori limitazioni: in caso di decisione di soppressione di uffici, non esiterò a ricorrere all’autorità giudiziaria affinché sia valutata la sussistenza o meno di fattispecie di interruzione di pubblico servizio».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
