Finanza
La Tarsu si fa pesante per le imprese è rischio di stangata
La Lega lancia l’allarme: «La tassa sui rifiuti a S. Croce si pagherà anche sugli spazi esterni dei capannoni»
SANTA CROCE. Censimento in arrivo per i piazzali di aziende e attività produttive di Santa Croce. Un’indagine alla ricerca di spazi effettivamente operativi, che saranno chiamati a contribuire alla tassa per lo smaltimento dei rifiuti, la cosiddetta Tarsu. A suonare l’allarme per le aziende e gli imprenditori è la consigliera Irene Storti, della Lega Nord, che denuncia una situazione di «caos normativo nell’applicazione della Tarsu, che rischia di trasformarsi – dice – in una spada di Damocle sulla testa delle imprese. E tutto alla ricerca di risorse per far fronte agli elevati costi del porta a porta».
Il primo punto è il problema delle cosiddette “aree scoperte”, gli spazi esterni alle aziende che saranno tassabili per intero nel caso risultino come superfici operative, o accessorie all’attività di edifici già sottoposti a tassazione. «Fino a oggi – dice Storti – la tassazione era applicata solo a parcheggi e distributori. Adesso partirà un censimento, con controlli in loco, alla ricerca delle aree tassabili. Praticamente una bomba a orologeria per le imprese».
Dal Carroccio santacroce si levano anche dubbi sulla conferma dello sconto Tarsu per le aree produttive un tempo non servite dal vecchio sistema di raccolta. «Dall’89 – ricorda la consigliera – il Comune aveva individuato le aree non servite, prevedendo che le aziende al loro interno pagassero la Tarsu solo al 30%. Ad oggi la cosa non è stata ancora chiarita: nonostante il regolamento 2012 per l’applicazione della Tarsu preveda sempre lo sconto del 70%, allo stesso tempo circolano notizie e voci contrastanti, con il rischio che queste aziende si ritrovino ad essere tassate al 100%, come si afferma del resto, in modo contraddittorio, nella delibera di giunta del 19 aprile. E questo si aggiungerà alla stangata dell’Imu».
L’attenzione si concentra sulle piccole attività, dai negozi ai terzisti, «per i quali – lamenta Storti – ci si limita di anno in anno a spalmare gli aumenti sulle varie categorie, senza considerare la necessità di rivedere certe ripartizioni alla luce dei tempi». L’aumento, contenuto quest’anno nel 3% di adeguamento Istat, ha portato la Tarsu a 7,51 euro al metro quadro per bar, pizzerie, ristoranti e negozi di generi alimentari, rispetto ai 5,63 di uffici e ambulatori ed i 4,03 di botteghe artigiane e magazzini. «Quanto possono reggere certe attività? – chiede Storti – Serve un’analisi della nostra potestà regolamentare per valutare eventuali sgravi. Dobbiamo superare l’idea che i proprietari di attività o locali siano ricchi e debbano essere tassati di più, perché ormai patiscono pesantemente la crisi».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
