Il dolore
Arpat non riscuote i soldi
I Comuni sono in attesa di istruzioni per versare i 120mila euro per il telerilevamento
SAN ROMANO. Nel bilancio del centro Arpat di San Romano mancano ancora 120mila euro. È il contributo messo sul piatto dal comprensorio, diviso fra Comuni e privati, per sostenere l’attività del cosiddetto centro di telerilevamento in aggiunta agli 80mila euro della Regione. Questa la ripartizione stabilita nel discusso protocollo di gestione firmato nel novembre scorso, che ha impegnato enti locali e privati a contribuire al mantenimento di un’attività indicata come “non obbligatoria” dalla legge regionale 30 del 2009, e quindi esclusa dal bilancio diretto di Arpat.
Soldi che dovrebbero essere disponibili entro il 31 marzo di ogni anno, prevede il protocollo, ma che ancora, fanno sapere dai Comuni, restano bloccati nella ragnatela di una burocrazia spesso da decifrare, in attesa che qualcuno, dalle stanze della Regione, chiarisca in che modo far arrivare le risorse ad Arpat.
Il protocollo. È il quadro della situazione a quasi 8 mesi dalla firma del protocollo per il centro di San Romano. Un accordo arrivato al termine di una lunga trattativa, innescata dalla legge regionale del 2009 per il riordino complessivo del servizio Arpat, che ha inserito il telerilevamento fra le “attività non obbligatorie”, e come tali delegate a risorse del territorio, vietando però, al tempo stesso, la possibilità di un contributo in forma diretta da parte dei privati. Da qui la paura del depotenziamento, se non della chiusura definitiva, cresciuta col taglio di personale del marzo 2011 (da 5 a 3 operatori).
Il protocollo firmato dai comuni a novembre, riconoscendo il comprensorio come “area critica”, ha mantenuto il centro Arpat locale, rinviando però nel tempo la questione del personale, ribadendo la “non obbligatorietà” del servizio e quindi la ripartizione dei costi: 80 mila euro dalla Regione più 120mila dal comprensorio. Di questi, 30mila a carico dei 6 Comuni del Valdarno inferiore (ripartiti in base al numero di abitanti) e 90mila fra depuratori, impianti centralizzati e una decina di aziende di Ponte a Egola.
«Al primo giugno 2012 – proseguiva il protocollo – verrà effettuata una prima verifica da parte di tutti i firmatari in merito ai risultati raggiunti».
Soldi in stand-by. Verifica che fino ad oggi in realtà non è stata effettuata, «anche perché – spiegano dalla direzione Arpat di Firenze – dal comprensorio del Cuoio non è ancora arrivato neppure un euro. È compito dei Comuni raccogliere le risorse fra le aziende. L’Agenzia sta garantendo la propria parte, come stabilito dal protocollo, andando anche al di là delle proprie possibilità: nonostante la ristrettezza di risorse abbiamo incrementato da 3 a 4 unità il personale impiegato a San Romano».
«In realtà i soldi ci sono tutti, ma ancora non ci hanno spiegato come farli arrivare ad Arpat», spiega Alessandra Vivaldi, sindaco di Montopoli, ente capofila dell’operazione. «Una volta – ricorda – le aziende collegate al telerilevamento versavano i soldi direttamente all’Arpat locale, cosa che non è più possibile dopo la nuova legge regionale: i Comuni devono fare da tramite, ma non si capisce come fatturare alle aziende questi contributi. Abbiamo inviato una lettera alla Regione affinché chiarisca questo aspetto. Dopodiché partirà subito la verifica sulle attività svolte, anche se a prima vista la sensazione è positiva».
«Abbiamo solo la difficoltà a riscuotere questi importi a causa del Patto di stabilità – aggiunge l’assessore all’Ambiente di San Miniato Mariateresa Piampiani –. Prima di firmare il protocollo avevamo verificato la disponibilità delle aziende di Ponte a Egola. Per adesso, sembra che l’attività di San Romano stia procedendo bene».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
