Il dolore
Un telo sul cantiere fantasma
L’ex cinema di Ponte a Egola non decolla. Gabbanini: «Garantiremo il decoro e il marciapiede»
PONTE A EGOLA. Lontano dagli occhi lontano dal cuore. Sembra essere questa, almeno per adesso, l’unica strada percorribile dal Comune di San Miniato contro lo squallore del cantiere sorto sui ruderi dell’ex cinema di Ponte a Egola. Un piano di recupero avviato alcuni fa, contestato dai cittadini per il peso affettivo e simbolico di ciò che si andava a demolire, poi naufragato, quasi subito, di fronte alla crisi del mercato immobiliare con la conseguente frenata di quello edilizio.
Oggi, dopo i lunghi decenni d’inattività del vecchio cinema, a quasi quarant’anni dall’ultima proiezione, quello che un tempo era uno spazio di vita e di ritrovo appare come un “buco” vuoto nel pieno centro del paese, a un metro dalla Tosco Romagnola, invaso da una colata di cemento e da una selva di colonne rimaste lì, inutili, a sorreggere il niente.
Una situazione che il Comune proverà almeno a togliere dalla vista, coprendo il cantiere e ripristinando lo spazio per il marciapiede. A dirlo è il sindaco di San Miniato Vittorio Gabbanini, che parla di «una situazione complicata per il Comune, che non può interferire – dice – nelle dinamiche e nelle difficoltà di un privato». Due le società coinvolte nell’affare, che il 19 maggio 2008 si videro assegnare il via libera per il piano di riconversione, con la demolizione dell’ex cinema e la sua sostituzione con un edificio destinato ad ospitare la bellezza di 18 alloggi residenziali.
«Forse un po’ troppi – dice il primo cittadino –, ma del resto la crisi dell’edilizia non era prevedibile. Il cantiere si è fermato quasi subito per i problemi finanziari delle due società, che probabilmente credevano di poter vendere alcuni degli alloggi a lavori ancora in corso». Scaduta la licenza, le società hanno chiesto una proroga per l’ultimazione dei lavori entro il 18 aprile 2012. «Il cantiere, invece, non è più ripartito – dice Gabbanini – ed è probabile che verrà richiesta una proroga ulteriore. Purtroppo non possiamo interferire, se non per chiedere che il decoro urbano venga garantito. Ed è quello che faremo: invieremo una lettera alle società intimando almeno la copertura dell’area di cantiere e la sistemazione del marciapiede».
Una situazione, quindi, che non sembra destinata a sbloccarsi in tempi ragionevoli. Per i cittadini resta l’amarezza per un luogo simbolo che non tornerà più, e che «poteva essere forse riconvertito e recuperato senza demolire il vecchio edificio – dicono – lasciandone magari una parte a disposizione della comunità».
«È chiaro – dice il sindaco – che il proprietario dell’immobile non poteva pensare ad altro che ad una riconversione. E per l’epoca quegli appartamenti, in pieno centro, apparivano molto appetibili. Per quanto riguarda la demolizione fu fatta una scelta in linea con gli indirizzi di quegli anni. I tempi oggi sono cambiati: c’è più attenzione e sensibilità per certe situazioni. D’altro canto, però, la crisi tiene fermi nei nostri cassetti piani di recupero bellissimi».
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