Proteste
Bandiera bianca alla Sabatini a rischio 130 posti
L’azienda della moda stretta dalle ingiunzioni dei fornitori La proprietà ha già dichiarato la messa in liquidazione
PECCIOLI. A dare voce ai timori è toccato ai sindacati. In assemblea ai 130 addetti della Sabatini Spa parlano chiaro: «l’azienda è in liquidazione». Silenzio e rabbia. E soprattutto paura. Quella per un lavoro che di punto in bianco non c’è più. Finisce un’era, la moda di alta gamma made in Peccioli. La prospettiva più certa è la richiesta di ammissione al concordato o peggio il fallimento. Sulla liquidazione nessuno ci spera.
I conti sono in rosso. Si parla di stipendi pagati regolarmente ma di ingiunzioni avanzate dai fornitori dell’azienda che ha sede e base operativa nella zona industriale della Fila. Raccolto l’allarme è alla segreteria della Filctem-Cgil che chiediamo i dettagli di una crisi a doppia cifra: 130 addetti di cui l’80% sono donne. «È in corso la valutazione sul tipo di ammortizzatori sociali da attivare a tutela dei lavoratori – conferma Tania Benvenuti della segreteria provinciale Filctem –. Le alternative sono la messa in mobilità oppure la cassa straordinaria». Che aggiunge: «È un campanello d’allarme per l’occupazione femminile. Molte di loro sono difficilmente ricollocabili in zona per il tipo di competenze che hanno maturato».
Per adesso, c’è un liquidatore interno all’azienda, a fronte di una proprietà che avrebbe già manifestato l’intenzione di ripartire. Sul come e il quanto però non ci sono certezze. «Servirà un percorso trasparente nei confronti del territorio e dei lavoratori. Quel che oggi è certo è che siamo di fronte a un’azienda in liquidazione».
Alcuni si apprestano ad affrontare questa tappa con animi già esasperati. «Da ottobre dello scorso anno non vediamo una soldo, l’azienda non ha anticipato al cassa integrazione e dall’Inps non arriva alcun segnale», dicono alcuni lavoratori. «C’è un rimpallo di responsabilità – sostiene Benvenuti –. La Cassa prevista per 45 è stata usata per circa 30 addetti che fortunatamente hanno potuto avvalersi dell’accordo tra la Provincia e le banche per l’anticipo dei soldi. Almeno hanno potuto mangiare».
Quattro anni di crisi. In cui la proprietà, le famiglie Sabatini e Giuntini, ha provato a rimboccarsi le maniche e ricalibrare il business. Il tutto a fronte di cali di fatturato nell’ordine del 30% nel 2008-2009. Poi una prima ristrutturazione nel 2010 e il ricorso alla cassa integrazione straordinaria per 45 dipendenti nell’ottobre del 2011, per due anni.
A pesare è la gestione dei marchi con licenza. Al punto che l’azienda ha provveduto a chiudere i rapporti con Daniele Alessandrini donna, Mattiolo e Mattiolo J, Etienne Aigner. Un cambio di passo segnato dall’ingresso della famiglia Romiti, che è entrata nella compagine sociale con una quota del 18%. Alleanza che ha portato nel portafoglio della Sabatini il marchio Longhi, brand di abbigliamento e pelletteria.
L’azienda di Peccioli confeziona circa 600mila capi spalla all’anno. Una realtà che conta 130 addetti, 10 nello show room di Milano e 170 nella controllata polacca Eurotex, che confeziona circa il 30% della produzione aziendale. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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