Il Tirreno

Pontedera

Bonifica, l’Unione resiste è di nuovo guerra legale

di Manolo Morandini

L’Ente impugna le sentenze favorevoli ai contribuenti che non hanno pagato Il presidente Giannoni: «È una questione di equità, tutti devono pagare»

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POMARANCE. «È una questione di equità, tutti devono pagare». Il presidente dell’Unione montana dell’Alta Valdicecina, Carlo Giannoni, non ha dubbi. E con lui la giunta dell’Unione che ha deciso di impugnare le sentenze della Commissione tributaria provinciale di Pisa che ha accolto le ragioni dei contribuenti che hanno scelto di non pagare la tassa di bonifica annullando gli avvisi di pagamento.

Chiusa la Comunità montana il problema è rimasto comunque aperto. Ad ereditarne oneri e onori è l’Unione montana, anche per i contribuenti che fanno capo ai Comuni che non hanno aderito al nuovo ente. Sono sette le sentenze, tutte di inizio anno e relative agli avvisi di pagamento emessi per il 2008 e 2009 dalla Comunità montana dell’Alta Valdicecina. «Come amministratori abbiamo l’obbligo di applicare la legge, siamo degli esecutori. Se c’è bisogno resisteremo fino al terzo grado del giudizio». L’obiettivo è generale e si scopre spulciando la delibera dell’Unione in cui si è deciso di impugnare le sentenze «a difesa dell’operato dell’ente in quanto non si configura come una lite temeraria ma lascia presumere possibilità di successo che opererà in senso favorevole sia per le future riscossioni, sia quale elemento di maggiore riflessione nella presentazione di ricorsi».

Ad assistere il Comitato No consorzi, che ha promosso i ricorsi collettivi oggetto delle sentenze, è l’avvocato Flavio Nuti. «Si tratta di circa 250 posizioni nell’insieme delle sette sentenze, cioè di 250 contribuenti che hanno scelto di resistere e far valere le loro ragioni a fronte di una richiesta d tributo infondata», dice Nuti.

Per Nuti il giudice di primo grado, ovvero la Commissione provinciale, ha espresso una decisione fondata «al punto che per le sole motivazioni sono state scritte dieci pagine». E a nome del Comitato si dice pronto resistere. «Le opere di manutenzione idraulica fatte dal consorzio altro non sarebbero che interventi di ripulitura e rifacimento di argini che non porterebbero benefici sui fondi e sulle proprietà soggette ad imposizione fiscale». Ed ìè questo il concetto che ha ispirato la decisione dei giudici.

«Come ha confermato la Cassazione, il beneficio derivante dalle opere di manutenzione idraulica deve essere diretto e specifico e deve costituire un incremento del valore del fondo – conclude Nuti –. La Comunità montana Alta Valdicecina non ha mai effettuato opere con queste caratteristiche, cioè migliorative dei fondi o delle proprietà. In sostanza, non c’è nessuna prova della legittimità del tributo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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