Italia
Amianto, 430 gli esposti in sorveglianza medica
I risultati dello screening al centro della giornata di studi della Cisl provinciale Tra i temi anche la ricostruzione post terremoto e la lotta alle mafie
NAVACCHIO. Lavorano o hanno lavorato alla Saint-Gobain, alla Richard-Ginori, alla Kimble, alla Sanac, alle Genovali, o tra i vagoni dei treni o all’Enel di Larderello. E per anni - almeno fino al 1992 quando una legge ne proibì l’uso - hanno respirato polvere d’amianto. Adesso, su invito della Cisl (al cui interno è nato un coordinamento dei lavoratori ex esposti) dal novembre 2010 ad oggi 430 dipendenti o pensionati hanno accettato di recarsi a Medicina del lavoro, in via Boschi a Pisa, per sottoporsi almeno a un primo screening. A loro è dedicato uno dei tre convegni che il sindacato ha in programma domani al Polo tecnologico di Navacchio, dalle 9.30, gli altri si occuperanno di terremoti e lotta alla mafia.
«Un ex lavoratore su due che si è sottoposto al programma di sorveglianza sanitaria - spiega il dottor Alfonso Cristaudo, 57 anni, direttore dell’unità operativa di Medicina preventiva del lavoro dell’azienda ospedaliero universitaria pisana - ha patologie, più o meno gravi. Di queste la metà sono malattie di origine professionale».
«All’Inail - dicono gli esperti della Cisl - indennizzano solo una parte delle vittime del lavoro». Una parte rimane esclusa. «Le cosiddette “malattie professionali perdute” sono molte. Il sistema assicurativo nazionale riconosce molte patologie inserite in una black-list. Farsi riconoscere dall’Inail le malattie non inserite in quella lista è possibile, ma difficile». Continua Cristaudo: «Uno dei motivi della “perdita” dalle statistiche ufficiali di tante malattie sta nella mancata denuncia dei medici. I colleghi di medicina generale o altri specialisti e ospedalieri hanno difficoltà a riconoscere l’esistenza di un rapporto fra esposizioni lavorative, anche datate, e la patologia che stanno vedendo».
Cosa rischia un operaio che per mesi o anni ha respirato fibre d’amianto? «L’asbestosi, le placche pleuriche, le pleuriti e le broncopatie asbestosiche, ma soprattutto i tumori: il mesotelioma, il tumore del polmone, ma anche il tumore del colon, della laringe e altri. Queste malattie possono insorgere a distanza di anni: il mesotelioma maligno, per esempio, può arrivare anche 40 anni dopo l’esposizione all’amianto».
La sorveglianza sanitaria. Tutto parte da un colloquio clinico. «Informiamo il lavoratore del rischio a cui è esposto, di come possa prevenire malattie e complicanze. Durante la prima visita sottoponiamo il paziente ad una batteria di esami. Se risultassero alterati gli accertamenti proseguiranno con visite (pneumologo) e altri esami specialistici (Tac, Risonanza magnetica nucleare)». E conclude: «La sorveglianza è periodica. Dopo un primo accesso sono previsti accertamenti successivi a distanza di uno, due o tre anni, a seconda delle condizioni di rischio e dei risultati degli accertamenti».
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