La manifestazione
Ricorso al Tar per bloccare le cave nel Chiecina
Un esercito di 18 tra cittadini e imprenditori agricoli contro la Provincia di Pisa e il Comune di Palaia
PALAIA. Un piccolo esercito che non si rassegna alla prospettiva dei tre siti di cava previsti nella valle del Chiecina. Un milione di metri cubi di sabbia e ghiaia. Tanti il Piano provinciale delle attività estrattive ha previsto di estrarne in questa terra di mezzo tra Palaia e San Minato. I siti sono tutti in terra palaiese ma i diciotto ricorrenti che hanno chiesto al Tribunale amministrativo regionale della Toscana di annullare le decisioni della Provincia di Pisa sono distribuiti sulle due sponde della vallata. Ci sono residenti, imprenditori agricoli e agrituristici. Tutti determinati a mettersi di traverso a una decisione che si sono visti piovere sulle loro teste. Il ricorso è contro la Provincia e il Comune di Palaia.
Di motivi affinché i giudici amministrativi sposino le loro tesi nel testo del ricorso, curato dall’avvocato Luca Scarselli, ce ne sono ben diciotto. Tutti muovono nel solco di norme e vincoli che a detta dei ricorrenti non sarebbero stati rispettati. Tra i punti deboli anche la scelta di approvare il Piano provinciale delle attività estrattive per stralci, cioè per sottozone rispetto al territorio provinciale. Si evidenziano anche b difetti d’istruttoria parlando di «carenza e palese contraddittorietà di motivazione e travisamento dei fatti». E tra i vincoli si citano quelli boschivo, fluviale, idrogeologico e paesaggistico. Ma si fa riferimento anche alla vocazione tartufigena della vallata e all’incompatibilità tra la tutela del prezioso tubero e l’estrazione di sabbia e ghiaia. «Il sito di estrazione di Cambiati risulta incluso all’interno di un’area tartufigena. È circondato su tre lati da aree tartufigene». E ancora: «L’unico lato accessibile alla zona è quello a monte rendendola di fatto inaccessibile».
Anche per i siti Chiudendone e Podere San Giuseppe si fa riferimento alla risorsa tartufo, ma anche all’incompatibilità con attività agrituristiche confinanti con le previste cave. Per bloccare quello che i contrari definiscono “uno scempio”, dato che la sabbia e la ghiaia verrebbero estratte in una valle in cui gli unici insediamenti sono legati all’attività agricola e al recupero di poderi è nato anche un comitato “No cave”. Il Comune di Palaia non ha chiuso le porte. La chiave, in vista dell’iter di autorizzazione, e del necessario adeguamento del Piano strutturale sono le aree tartufigene. Per la tutela del tubero, infatti, l’amministrazione può introdurre uno specifico vincolo sull’area in cui ne è accertata la produzione. L’associazione dei tartufai di San Miniato è al lavoro per ridisegnare i confini delle aree vocate in terra palaiese.
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