Proteste
Per i cartelli è chiuso, ma in realtà è aperto
Vittima di uno scherzo di pessimo gusto l’albergo-ristorante Quattro Gigli di Montopoli
MONTOPOLI. Solo uno scherzo di dubbio gusto, oppure il sintomo di contrasti, gelosie o chissà quali rivalità tutte interne alle mura di Montopoli? Si aggiunge un piccolo giallo nella vicenda dei lavori per la nuova pavimentazione di piazza Michele, nel centro del paese. Vittima l’albergo ristorante Quattro Gigli, affacciato sulla piazza e impegnato, da giorni, a limitare il più possibile i disagi per clienti e turisti. Dalla scorsa settimana, infatti, in concomitanza con la chiusura completa della piazza, l’albergo aveva posizionato alcuni cartelli per indicare la viabilità alternativa attraverso via Bulignano e via dell’Inferno, percorso obbligato per raggiungere la parte alta del paese e quindi i parcheggi di via Barberia. Qualche giorno fa, però, su ciascuno dei cartelli, qualcuno ha pensato di aggiungere un’indicazione in più, segnalando in triplice lingua la chiusura dell’hotel: closed, cerrado e fermé, stampati su carta adesiva e appiccicati su tutti i cartelli. «Me ne sono accorto solo due giorni fa, non saprei dire quando sono stati messi – racconta Luigi Bachini, titolare dei Quattro Gigli –. Spero sia il gesto di qualche buontempone, chiamiamolo così, che non si è accorto di danneggiare delle persone che lavorano. Alla fine rimane l’amarezza. A chi è rivolto questo gesto? E perché? Forse a qualcuno faceva piacere che la nostra indicazione non fosse corretta». È solo l’ultimo sintomo di una questione delicata, che ha aperto un vero e proprio scontro nel centro di Montopoli, intorno ad un cantiere sostenuto dall’associazione commercianti ma contestato da molti residenti. Un cantiere che per alcuni giorni spezzerà il paese in due, obbligando all’uso di una viabilità alternativa che in molti considerano pericolosa e inadeguata. È stato questo il tema dell’infuocata consulta del 13 giugno, poco ore dopo il fallito sit-in invocato da Cesare Ciurli, da mesi a capo della protesta, subito convocato in Comune dal sindaco per convincerlo a desistere. «Una mobilitazione repressa – denuncia oggi Ciurli – da voci fatte circolare abilmente, che volevano i partecipanti alla precedente manifestazione già fotografati e schedati». Così la protesta fu rinviata alla consulta, segnata da toni accesi e concitati, con tanto di urla, battibecchi e pugni sul tavolo. All’origine di molti interventi c’erano le condizioni e le dimensioni di via dell’Inferno.
Giacomo Pelfer
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