Sicurezza
I limiti della videosorveglianza in città
Non c’è un contratto di manutenzione, in caso di guasto l’azienda interviene a chiamata e il server non è adeguato
PONTEDERA. Il Comune deve correre ai ripari, mettere mano al portafoglio per cercare di rimediare alle mancanze del sistema di videosorveglianza attivato nel corso degli anni in città.
Il guasto alle telecamere scoperto la mattina della rapina al portavalori davanti a Panorama non è stato un caso isolato. Le telecamere hanno fallito il loro scopo (in termini di sicurezza) anche in altre occasioni e sempre per lo stesso motivo. Alcune settimane fa, dopo una rissa alla stazione in cui sono pare sia saltato fuori anche un martello, quando le forze dell’ordine sono andate a controllare le immagini riprese dalle telecamere sono rimasti molto delusi. Non funzionavano. Con il sistema in tilt (sempre nei giorni dell’assalto a Panorama) hanno avuto vita facile anche i ladri che hanno rubato la cassa a Crazy World in piazza Andrea da Pontedera.
Se nel caso dell’assalto a Panorama il Comune insiste nel dire che gli occhi elettronici non sarebbero stati di aiuto alla polizia perché puntati verso altre direzione non pare si possa dire la stessa cosa per altri episodi avvenuti recentemente in città. Un particolare è emerso con certezza. Il Comune non ha un contratto per la manutenzione delle telecamere. La ditta interviene su richiesta ogni volta che il sistema si guasta. Ma non essendoci un contratto non si conoscono i tempi minimi di intervento. E poi - altro problema - la risoluzione delle immagini delle telecamere in dotazione pare sia bassa e, specie in campo largo, insufficiente (è capitato anche questo) per un'identificazione a distanza di un volto o di una targa. Dopo il black out dei giorni dell’assalto a Ponorama il Comune pare avere preso atto che il server su cui gira il sistema di videosorveglianza è al limite per il numero di telecamere installate. Il server peraltro è già stato rimpiazzato da pochi mesi con uno di seconda mano. Insomma le telecamere, se non cambierà qualcosa, rischiano di essere un deterrente ma non troppo affidabile quando c’è da consultare le immagini.
«Ci pare di capire che c’è stato un utilizzo di tecnologie non aggiornate o, quanto meno, l'impiego di tecnologie non appropriate. Del resto non si può pretendere di usare questo tipo di telecamere per “vedere” a grande distanza, non sono adatte», dice Alessandro Puccinelli, consigliere comunale della lista civica Indipendente. La mancanza di un contratto di assistenza «che garantisca un pronto intervento di tecnici qualificati (si parla di costi di poche migliaia di euro l'anno). In pratica questa vicenda evidenzia il limite di fare le "nozze con i fichi secchi" e di relegare quasi ad effetto deterrente, invece che determinante, l'uso di telecamere che hanno pure un certo costo. Se l'amministrazione vuole disporre di un effettivo sistema di videosorveglianza, dovrà quindi valutare gli investimenti necessari. I frequenti guasti rischiano di vanificare gli investimenti fatti fino ad ora».
Sabrina Chiellini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
