Sicurezza
Via libera della Provincia al biogas
Dopo un’intera giornata di confronto la Conferenza dei Servizi approva il progetto con alcune prescrizioni
SANTA MARIA A MONTE. Il via libera arriva intorno alle 20, dopo un’intera giornata di confronto. Un’autorizzazione accompagnata da alcune prescrizioni, che si portano via ore di discussione per valutare eventuali limiti e paletti scaturiti dalle osservazioni di Asl, Arpat e Comune. È quanto emerge al termine dalla Conferenza dei Servizi riunita ieri in Provincia per il definitivo parere sull’impianto a biogas di San Donato. Un parere che pende atto, in buona parte, dell’accordo raggiunto tra il Comune di Santa Maria a Monte e il proponente, la “Prati BioEnergie”, per lo spostamento dello stoccaggio nell’area industriale di Ponticelli.
Il parere della Conferenza. «Adesso scriveremo il verbale in una forma definitiva – spiega la dirigente del servizio ambiente Laura Pioli –. Rispetto alle norme di legge per certi tipi d’impianti, considerati a impatto minimale e senza emissioni nocive, siamo andati molto al di là delle nostre competenze, riservandoci anche la possibilità, per il futuro, di richiedere ulteriori interventi. Il proprietario sarà tenuto all’analisi del digestato e delle emissioni, per prevenire il problema delle maleodoranze. Dovrà essere garantita la filiera corta della biomassa, da reperire nei terreni adiacenti, mentre sul problema della viabilità, grazie allo spostamento dello stoccaggio in area Pip, la movimentazione dei mezzi sarà spalmata durante tutto l’anno anziché in pochi mesi. Nella peggiore delle ipotesi, fra andata e ritorno, abbiamo previsto un massimo di 16 passaggi al giorno».
Il Comitato pronto al ricorso. Un esito, tuttavia, che di fatto nega le ragioni del no sostenute dal Comitato tutela salute e ambiente, che da mesi punta l’attenzione sul problema delle emissioni e del futuro passaggio di mezzi pesanti, oltre ad una riflessione sugli effetti in agricoltura. Adesso, quindi, per il biogas di San Donato, sembrano aprirsi davvero le porte del Tar, come ribadisce il presidente del Comitato Williams Busdraghi. «Attendiamo di leggere e valutare attentamente il verbale della conferenza, che contiamo di avere in tempi ragionevoli – dice –. Intanto, però, il ricorso lo facciamo lo stesso; se poi le prescrizioni fossero talmente forti da pregiudicare l’impianto allora lo ritireremo. Con i nostri avvocati valuteremo anche la possibilità di un esposto alla Procura della Repubblica».
La contestazione. È il commento finale di una giornata iniziata quasi all’alba per i membri del Comitato, che si erano dati appuntamento per la trasferta in pullman fin sotto le finestre della Provincia. Un presidio, davanti agli uffici di via Nenni, per protestare contro un impianto che fa paura: «Non lo vogliamo, punto e basta, altro che prescrizioni e ridimensionamenti», ripetevano in molti. Una trentina i manifestanti, armati di slogan e striscioni, che fin dalle 9 del mattino hanno accolto con bordate di fischi tutti i soggetti arrivati alla spicciolata per la conferenza. Pochi secondi di tensione all’arrivo di Giorgio Prati, proprietario dei terreni, con il proponente Paolo Nacci, contestati dai manifestanti piombati a pochi passi con fischi e appellativi “coloriti”. «Io abito a 150 metri – ricordava Patrizia, residente in via Arnovecchio –; d’estate ceniamo sempre in giardino: d’ora in poi con il maestrale ci beccheremo l’odore di sterco e foraggio. Senza dimenticare che qui, un tempo, passava l’Arno, e l’acqua torna sempre a riprendersi ciò che gli appartiene». «Noi abbiamo investito tutti i risparmi per rifare casa – aggiungeva la vicina, Antonella Parziale –; adesso, con un mutuo da pagare, non vale più niente e non possiamo rivenderla». Giuseppe Dal Canto va invece al nocciolo del problema: «La colpa sta tutta negli incentivi, altrimenti non ci sarebbe nessun interesse per certi impianti. Non c’è alcun beneficio per la collettività: per produrre un po’ di energia se ne deve consumare altrettanta, forse di più, per coltivare biomassa. Senza dimenticare gli effetti dell’agricoltura intensiva sui terreni». In molti, tra i presenti, fanno notare anche l’assenza del sindaco David Turini. Presente in conferenza, per il comune, solo la dirigente Simona Paperini. «Un scelta – ipotizzava il consigliere provinciale Silvano Melani – che nasce forse dalle ultime prese di posizione di Pd e Sel, critiche nei confronti della localizzazione dell’impianto».
La linea dell’amministrazione. «Le nostre osservazioni sono sempre state le stesse e le abbiamo ribadite – ha spiegato Turini pochi minuti prima del verdetto –; ci siamo assunti delle responsabilità attivando una concertazione col privato, pur sapendo che la legge era a loro favore. In qualunque caso, quindi, l’esito sarà il migliore possibile. Non ho partecipato alla Conferenza perché il ruolo politico in certi casi è pari a zero, e perché non passi l’idea che il sindaco possa incidere o meno a livello tecnico. Non c’è alcuna contraddizione tra la nostra linea e la posizione del Pd. Dicemmo da subito che quella zona, per noi, era urbanisticamente inadatta; avessimo la possibilità di pianificare decideremmo noi. Un conto è la linea politica Pd, altra cosa è il realismo di chi amministra. Rifiuto, però, l’idea che se ci fossimo accostati al Comitato avremmo potuto interferire così positivamente nel miglioramento dell’impianto».
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