Italia
«Potevano fare le verifiche una sera di lavoro ordinario»
PONTEDERA. Il post Notte Bianca ha lasciato dietro di sé uno strascico di polemiche. Dopo i controlli effettuati dagli ispettori dell’Inps– nei bar e ristoranti di Pontedera, i commercianti passati...
PONTEDERA. Il post Notte Bianca ha lasciato dietro di sé uno strascico di polemiche. Dopo i controlli effettuati dagli ispettori dell’Inps– nei bar e ristoranti di Pontedera, i commercianti passati al setaccio non mancano di far sentire la propria voce. Un vero e proprio quaderno di doglianza quello che presentano nel day after; e il motivo ricorrente su Piazzone, al duomo e in corso Matteotti è quasi un ritornello: l'inopportunità di mettere sotto esame gli esercenti proprio in quell'occasione eccezionale. Il primo a parlare è Antonio Amato, della pizzeria “Il gambero”, sul Piazzone. Da lui gli ispettori sono arrivati circa alle otto, e se ne sono andati alle nove; un’ora intera, nella quale Amato ha dovuto fornire tutta la documentazione richiesta dai tre. «Fin dall’inizio la tensione l’ha fatta da padrone, ma fortunatamente hanno trovato che era tutto a posto. Tutti vogliono soldi» sbotta Amato. Già, perché molti ristoratori e baristi si sono “ingegnati” con del personale aggiuntivo per far fronte al gran numero di avventori venuto nella città della Vespa; e hanno poi dovuto dimostrare allo Stato che quegli addetti in più erano in regola, pena multe salatissime. «Ho passato un’ora intera a star dietro ai funzionari Inps, e chiaramente nel locale si è creato molto nervosismo. Già lavoriamo di meno, per via della crisi. Potevano scegliere una serata ordinaria per controllare». «Quella sera occorreva un minimo di tolleranza», dice Elena, mamma di Michela Crespina, titolare del bar Duomo. «O ci mettono nella condizioni di prendere parte a una manifestazione, o non si fa. I problemi con la Usl relativi alla ristorazione, per esempio, li ha risolti il Comune. Mentre gli esercenti che hanno preso multe salate dall’Inps ci penseranno due volte prima di partecipare un’altra volta alla kermesse». Anche Nico Bracci, del bar “Beat”, non manca di associarsi alle voci critiche. «I controlli potevano farli in un’altra occasione, dando meno nell’occhio. Qui abbiamo risolto il problema facendo dei contrattini a chiamata a dei ragazzi, che sarebbero risultati così pienamente in regola agli occhi di qualunque ispezione».
Jacopo Paganelli
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