Sicurezza
Nasce a “Torre a Cenaia” il miglior vermentino toscano
I giovani imprenditori bresciani Batista Coppini e Andrea Terzi hanno rilanciato sul mercato il vino che cominciò a produrre, esibendo lo stemma araldico della famiglia, il conte Robert Pitti
CRESPINA. Buon vino e profumo di nobiltà. Può stare racchiuso in queste poche parole il segreto della tenuta “Torre a Cenaia”, a circa tre chilometri da Lavoria, nel comune di Crespina. Un borgo trasformato e rilanciato in ambito internazionale, grazie al grande lavoro di perfezionamento eseguito sulla vinificazione, da due giovani imprenditori con il fiuto giusto, Batista Coppini, 34 anni, e Antonio Terzi, 33 anni, entrambi bresciani, appartenenti a due famiglie che hanno investito tempo e denaro in vari comparti, tra cui appunto il vino. Sono loro, nella pratica, gli eredi della famiglia Pitti, ed in particolare del conte Robert Pitti Ferrandi (originario di Cenaia). A lui si deve il merito di aver scoperto le brillanti vocazioni vitivinicole della tenuta “Torre a Cenaia”, di cui lui era appunto il proprietario. Fu infatti il conte ad infondere ad infondere questo carattere distintivo a questa parte di territorio e per sua decisione “Torre a Cenaia” ereditò la possibilità di utilizzare sia il nome Pitti che lo stemma araldico della casata.
Un marchio sinonimo di garanzia e serietà che accompagna ancora oggi la tenuta crespinese, i cui numeri sono decisamente importanti: trenta ettari di vigne, metà ad uve bianche e metà ad uve rosse, circa 200mila bottiglie all’anno (tra queste tra le 30 e le 35mila di Pitti Vermentino e tra le 12 e 13mila di Cenaja Vermentino). A vegliare sulla qualità c’è da alcuni anni la famosissima enologa Graziana Grassini, una delle donne del vino più apprezzate dell’intero scenario nazionale, allieva del grande Giacomo Tachis (indiscusso ambasciatore del vino italiano nel mondo) e punto di riferimento dell’azienda che produce il Sassicaia.
«Il vermentino – ci spiega Enrico Bimbi, enogastronomo e sommelier di lungo corso – ha tante caratteristiche che lo rendono unico e inimitabile. Una delle sue forze sta nella maturazione leggermente tardiva, peculiarità che permette un ottimo equilibrio tra acidità e aromi, soprattutto in vicinanza del mare, dove le brezze marine dissolvono l'umidità. A “Torre a Cenaia” le condizioni sono rispettate con qualcosa ancora in più: i venti marini sono confluiti e smorzati sulle vigne grazie alla barriera del Monte Serra che canalizza in una sorta di imbuto. Se a questo si aggiunge un terreno ideale ricco di scheletro e minerali e un microclima caratterizzato da buona escursione termica che esalta la finezza e ampiezza dei profumi, ecco che cominciamo a capire come qui possa nascere uno dei vermentini più buoni della Toscana».
Per la verità, i vermentini crespinesi noti al pubblico degli intenditori sono due. «Dalle splendide uve di “Torre a Cenaia” – prosegue Bimbi – viene prodotto un fresco e varietale Pitti Vermentino e il più strutturato Cenaja Vermentino. Quest'ultimo, arricchito da una vendemmia matura di cui il 10% affina in barrique di acacia, è il più recensito e in uno degli ultimi Vinitaly ha addirittura avuto l'onore, nella sua categoria, di essere l'unico vermentino d'Italia e unico bianco toscano ad essere premiato con la "Gran Menzione"».
In abbinamento al cibo, è da urlo l’accostamento con uno sformato di asparagi accarezzato da lamelle di tartufo bianco di San Miniato.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
