La manifestazione
Il nomade: «Non ricordo la violenza»
Rimane in carcere il macedone accusato di aver abusato di un ragazzino nei giardini di Porta a Mare
PISA. Non ricorda Muarem Riza. Non ricorda cosa sia accaduto nei giardinetti di largo Marinai d’Italia martedì verso le sette di sera. Non ricorda se stesse violentando o meno un ragazzo cascinese, un quindicenne con problemi psichici. «Non mi ricordo niente»: ha risposto ieri mattina davanti al giudice Alberto Panu, durante l’interrogatorio di garanzia e l’udienza di convalida, il nomade colto in flagranza dai carabinieri quattro giorni fa e arrestato poco dopo essersi appartato col ragazzino.
Il gip Panu ha convalidato l’arresto chiesto dal pm Giancarlo Dominijanni ed applicato la misura della custodia in carcere per il macedone, 40 anni, ospite da alcuni mesi del campo non autorizzato di via della Bigattiera con moglie e due ragazzini di poco più piccoli della sua presunta vittima. E proprio su questo, difeso dagli avvocato Antonella Antonelli e Tommaso Azzaro, ha battuto il nomade. «Sono padre di due figli - ha detto - un maschio ed una femmina quasi coetanei di questo ragazzo, come potrei fare una cosa simile»?
Per i carabinieri però, chiamati ai giardinetti dal titolare del bar di fronte, il ragazzo era stato svestito e il macedone lo stava violentando. L’allarme era stato dato proprio dal barista, Alberto Cocuzza, che aveva servito i due nel bar e si era insospettito dell’atteggiamento dell’adulto nei confronti del ragazzino, apparso abbastanza indifeso. Li aveva per questo seguiti con lo sguardo e, quando aveva visto l’uomo spingere il quindicenne dietro un cespuglio, aveva dapprima allertato 113 e 112 e poi era andato a vedere che accadesse con un vicino. Ma prima di lui erano arrivati i carabinieri, che avrebbero colto sul fatto il macedone, arrestato così in flagranza per violenza sessuale.
Il ragazzo era stato portato al pronto soccorso dell’ospedale di Cisanello e poi riaffidato ai suoi. Il pm aveva disposto una perizia medico-legale affidando l’incarico alla dottoressa Chiara Toni. Dai tamponi eseguiti sul giovinetto e sui suoi abiti potrebbero venire risposte importanti alla ricostruzione della verità. Si attendono dunque i risultati di queste analisi. Riza, che avrebbe sostenuto fin dall’inizio di aver bevuto e di non essere in sé, ha ribadito davanti al gip di avere la mente annebbiata su quel maledetto pomeriggio. «Sono anch’io padre - ha detto in sua difesa, scegliendo di deporre - e non farei mai del male a dei ragazzini».
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