Il Tirreno

Pontedera

Ridimensionato? Ci prendono in giro il progetto è intatto

di Nicolò Colombini

Impianto a biogas: pronti pullman, striscioni e fischietti per la conferenza dei servizi in programma lunedì 25

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SANTA MARIA A MONTE. Mancano pochi giorni alla nuova conferenza dei servizi, in programma lunedì 25 in Provincia, che si pronuncerà sulla realizzazione dell'impianto a biogas al centro di tante discussioni nella frazione di San Donato. Il Comitato Tutela Salute e Ambiente, in vista del decisivo appuntamento, ha deciso di prendere posizione riguardo alle ultime integrazioni apportate al progetto. «Ci parlano di ridimensionamento – spiega Williams Busdraghi, presidente del comitato – ma in realtà si tratta dell'ennesima presa in giro da parte delle istituzioni. Secondo i nuovi dati forniti, per esempio, i camion sarebbero sostituiti da mezzi a tre assi, peraltro più lenti. Il numero dei mezzi, secondo questa stima, non dovrebbe aumentare, ma questo è impossibile, dato che al massimo i tre assi possono trasportare 13 tonnellate di insilato, contro le 20 dei camion. C'è anche un'altra circostanza abbastanza comica: la relazione dell'Arpat sulla vulnerabilità idrogeologica, pur non esprimendosi sulla fattibilità dell'impianto, ha mantenuto la classificazione che conoscevamo, dunque in quell'area non è possibile costruire centrali termoelettriche, a turbogas e simili. A questo punto i progettisti hanno provato a sostenere che la centrale a biogas è assimilabile più a un allevamento di bovini che a una centrale elettrica. Un allevamento di bovini che però curiosamente produce elettricità».

In vista della conferenza dei servizi sono già stati prenotati i pullman che porteranno i membri del comitato e parte dei residenti sandonatesi a Pisa, sotto il palazzo della Provincia: come nell'ultima occasione, si prevede un clima particolarmente acceso in piazza Vittorio Emanuele, con tanto di cori, fischietti e striscioni. «Sono molte altre le osservazioni – conclude Busdraghi – che vorremmo sottoporre all'attenzione delle istituzioni che dovranno pronunciarsi. Per esempio, la quantità di azoto riversata nel terreno e di conseguenza nella falda acquifera: i dati parlano di 316 chili all’ettaro, mentre i campi di mais hanno capacità di assorbirne solo 180-230. Il tutto in una zona a rischio. Anche la dichiarazione che il mais verrà coltivato a secco lascia il tempo che trova: lo stesso Paolo Nacci, uno dei proponenti dell'impianto, parlando per conto di Coldiretti, ha spiegato come i cambiamenti climatici e la siccità mettano a rischio dimezzamento i raccolti, in particolare le colture di mais.

L'ultima preoccupazione riguarda la grandezza dei digestori: a Mezzolara, nel bolognese, i vigili del fuoco hanno bloccato un impianto perché superava il limite di gas contenuto, ossia 500 metri cubi. Quello previsto da noi potrebbe arrivare addirittura in casi eccezionali a contenerne 1.800».

In caso di parere positivo della conferenza alla realizzazione dell'impianto, comunque, il comitato sandonatese ha già annunciato la propria strategia: il Tar e la procura della Repubblica saranno infatti le prossime istituzioni a cui busserà il fronte del no.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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