Finanza
Project, manca il numero legale
Il Pd vuol fare marcia indietro abrogando la delibera. Il Pdl: «Impossibile»
SAN MINIATO. L’appuntamento era fissato per mercoledì pomeriggio. In sala consiliare erano convocati gli 11 consiglieri che avrebbero dovuto far parte della commissione d’inchiesta sul project financing, istituita dalla delibera di novembre votata da Pd e Pdl. All’ordine del giorno l’elezione del presidente e del vicepresidente, nonostante la dichiarata volontà del gruppo Pd di fare marcia indietro, richiedendo l’abrogazione della delibera. Alla fine è bastato far mancare il numero legale per stoppare la votazione, rinviando la richiesta di annullamento della commissione al consiglio comunale, forse già nella prossima seduta. Il tutto in attesa del parere degli uffici, che dovranno esprimersi sulla regolarità della richiesta di abrogazione. Questa la situazione che si è creata dopo l’acceso faccia a faccia di mercoledì fra gli 11 consiglieri-commissari convocati dalla presidente Marzia Bellini. Una sorta di resa dei conti, che ha scatenato le proteste dei consiglieri Pdl contro la nuova linea della maggioranza. Il capogruppo democratico Simone Giglioli ha presentato la richiesta di abrogazione, sostenendo l’inutilità dell’indagine, «per l’assenza di dubbi sulla regolarità degli atti o su eventuali confitti d’interesse», e sottolineando «la necessità di una discussione in consiglio per un’eventuale strategia d’uscita dal project». Immediato l’abbandono dell’aula da parte di Fabio Corsi dei Comunisti Uniti e Laura Cavallini di Sel, da sempre contrari alla commissione. Poco dopo è stato il turno di tre dei quattro consiglieri Pd, con l’eccezione di Mauro Quagli, rimasto, con la presidente Bellini, a dimostrazione della divisione interna alla maggioranza. «Non ha più senso convocare di nuovo la commissione – spiega Bellini –: la richiesta del Pd sarà votata in consiglio. Gli uffici esprimeranno un parere tecnico sulla regolarità di quest’operazione, ma il consiglio resta comunque sovrano». «Un’azione ostruzionistica, scorretta e dal vago sapore autoritario – protestano dal Pdl Roberto Ferraro e Elisa Bini –. Il varo della commissione è avvenuto seguendo specifiche norme di legge volte a tutelare la trasparenza e il controllo da parte delle minoranze: una volta varata non è più possibile una sua abrogazione». Da qui l’appello che sa di sfida: «Ci aspettiamo – dicono – che i soggetti comunali a suo tempo coinvolti nel project siano presi da uno scatto di orgoglio e forti del loro buon operato pretendano, non avendo niente da temere, che si tenga senza indugi la commissione d’indagine, come fece il sindaco per il fotovoltaico».
Giacomo Pelfer
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