Il dolore
Nel 1998 giovane di Buti assassinato a Cuba
BUTI. L’uccisione di Paola Badalassi, avvenuta a migliaia di chilometri di distanza da dove vivono i suoi familiari, riporta alla memoria un’altra tragica storia. Quella di Michele Niccolai,...
BUTI. L’uccisione di Paola Badalassi, avvenuta a migliaia di chilometri di distanza da dove vivono i suoi familiari, riporta alla memoria un’altra tragica storia.
Quella di Michele Niccolai, muratore trentunenne di Buti, il cui cadavere venne trovato il 13 settembre 1998, crivellato di colpi di pistola, insieme a quello dell'ingegnere Fabio Usubelli di Bergamo, a Guanabo, un sobborgo dell'Avana, a Cuba.
Il dramma per la morte di una persona cara unito alle mille difficoltà di capire cosa era successo realmente sull’isola caraibica.
Il fratello della vittima, Walter Niccolai, insieme alla sua famiglia per mesi ha chiesto giustizia. Dopo l’omicidio un grande silenzio scese nel cuore e nella casa della famiglia che abita nel piccolo comune pisano. Per prima cosa la moglie di Walter corse a dare la tragica notizia ai suoceri, i genitori di Michele.
Il pensiero principale (come è successo per Paola in queste ore) era rivolto alla madre.
Michele un giorno uscì di casa sorridente. Partiva per una vacanza a Santo Domingo, doveva raggiungere un amico di Buti che viveva nell'isola caraibica ormai da molti anni.
Per questo duplice delitto due tassisti finirono in carcere. In un primo momento l’uccisione dei due non sembrava legata ad una rapina: da quelle parti nessuno uccide per rubare soldi ai turisti.
Gli arrestati avevano tra i venti e i trent'anni ed erano conosciuti come tassisti abusivi. Non avevano precedenti. In casa di uno dei due vennero trovati la macchina fotografica e lo zainetto di Usubelli. Quindi, i due vennero accusati di avere ucciso a scopo di rapina: a Michele Niccolai, infatti, vennero rubati 2.900 dollari in traveller's cheques, cambiati due giorni dopo l'omicidio nella filiale di una banca spagnola.
La svolta nelle indagini arrivò dopo la trasferta di due militari dell'esercito di Fidel in Italia.
Dovevano interrogare i parenti e gli amici dei ragazzi. Volevano capire se quella sera era loro intenzione incontrare qualcuno, una persona della quale avevano in tasca almeno un indirizzo, un numero telefonico.
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