Il Tirreno

Pontedera

Controlli nei boschi e nei cascinali di tutta la provincia

di Emilio Chiorazzo Fotoservizio di Franco Silvi
Controlli nei boschi e nei cascinali di tutta la provincia

Subito è scattata la caccia alla banda che potrebbe aver avuto anche altri complici sul luogo della rapina

2 MINUTI DI LETTURA





PONTEDERA. Un commando misto: due dei banditi, secondo le testimonianze raccolte dalla polizia, sul posto, parlavano in napoletano. O meglio, un dialetto meridionale. Altri due una lingua dell’Est europeo: slavi. O Romeni. Questo l’identikit dei banditi che hanno aggredito le guardie giurate, portandogli via un bottino di quasi novantamila euro.

I quattro erano armati di pistola e con i volti coperti da foulard quando sono piombati alle spalle dei due dipendenti della Securpol, intenti a prelevare i soldi dalla cassaforte a muro, esterna al centro commerciale. Ma il commando potrebbe essere stato ancora più numeroso. Non è escluso che altri componenti della banda, fossero posizionati alle estremità delle strade d’accesso, pronti ad entrare in azione nel caso in cui le forze dell’ordine fossero piombate in anticipo sul posto. In qualche colpo degli anni precedenti - anche in Toscana - era andata così. E, il modo con cui hanno agito i quattro a Panorama, fa supporre che, oltre a essere dei professionisti, hanno agito anche con una grande preparazione.

C’è, tra i testimoni, anche chi - qualche settimana fa - aveva notato, nel parcheggio, un’auto sospetta. «Avevo telefonato alle forze dell’ordine - racconta, chiedendo di restare anonimo - e mi dissero di prendere nota della targa. Ma non l’ho fatto: pensavo che, dopo la segnalazione, dovessero fare loro gli accertamenti».

Le indagini della polizia vanno in ogni direzione. Da quando è scattato l'allarme - lanciato dalla terza guardia giurata della ditta Securpol, quella che attendeva i colleghi a bordo del furgone blindato con il motore acceso - nessun elemento, né particolare raccolto dalle testimonianze dei protagonisti, viene lasciato al caso. Poco dopo la fuga, la polizia ha ritrovato il furgone utilizzato dai malviventi: si trovava in una zona di campagna ed era stato dato alle fiamme. Né il numero della targa, né quello del telaio erano leggibili. E, per risalire ai proprietari e capire dov’era stato rubato, ci sono volute delle ore: il furto è avvenuto in Emilia, nel Ferrarese. Poi, sono scattati posti di blocco e controlli in tutta la provincia. I controlli maggiori si sono concentrati nella zona di Treggiaia, nei pressi del centro ippico e della vasta area boscosa che c’è in quella zona.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini