La manifestazione
Cerca aiuto per il ferito ma nessuno si ferma
Fondamentale l’intervento del 39enne che in bici, lungo la ciclabile trova l’uomo con il volto insanguinato: all’inizio pensavo fosse morto
PONTEDERA. Si sbraccia lungo via delle Colline per chiedere aiuto agli automobilisti. La gente è diffidente, guarda la scena e va oltre. Non ha il cellulare con sè Marco Baia, per avvisare che lungo la pista ciclabile appena sotto la strada c’è un uomo in una pozza di sangue che ha la faccia irriconoscibile.
È una mattina choccante per il 39enne di Pontedera, il primo a soccorrere il 49enne Riccardo Sassi sempre della città della Piaggio che, suo malgrado, si ritrova tra le vittime della sanguinosa rapina al centro commerciale Panorama.
«Sono stato io il primo a soccorrerlo, è anche mio vicino di casa», racconta Baia, intorno alle 11, sulla pagina Facebook del nostro giornale in cui già di primo mattino si poteva leggere la notizia, accaduta intorno alle 8.
«Stavo tornando dall’asilo dove ho accompagnato mio figlio, ero passato di là dieci minuti prima e non c’era niente», racconta il 39enne.
È in bicicletta e sta pedalando verso casa lungo la ciclabile di via delle Colline quando vede un’auto scura nel mezzo alla pista. Una macchina con un foro di proiettile bene in evidenza che subito fa pensare che qualcosa di brutto sia successo. «Sulle prime ho pensato a un regolamento di conti, dentro l’abitacolo non c’era nessuno», continua.
A quel punto Baia segue la scia di sangue ben evidente sullo stradello e poco lontano trova, nel fossetto, proprio Sassi, suo vicino di casa. «All’inizio pensavo che fosse morto, aveva la faccia che era una maschera di sangue. Sono subito andato sulla strada a chiedere aiuto. Sbracciavo, sono passate sette o otto macchine che mi hanno guardato e sono andate via. Per fortuna si son fermati due ragazzi con un furgone e son riuscito a chiamare i soccorsi». Poi l’uomo torna giù, dal ferito. «Quando son tornato da lui ho visto che muoveva un braccio, per questo ho capito che era sempre vivo. Poi gli ho chiesto se era italiano, lui mi ha detto di sì, mi ha detto che si chiamava Riccardo. Non parlava bene».
Nel frattempo arrivano i soccorritori e le forze dell’ordine.
«Era la prima volta che prendevo la bicicletta per portare mio figlio all’asilo, comunque son riuscito a mantenere la lucidità. Una scena di questo tipo non mi era mai capitata»
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